Libero

Salvini a Mattarella: datti una svegliata

Il leghista invoca un decreto per votare a ottobre, ma nel partito cresce il timore che la legislatur­a arrivi a scadenza naturale. I rapporti col Cavaliere restano freddi, delusione per Renzi che non ha in mano il Pd

- MATTEO PANDINI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Pur di andare al voto, Matteo Salvini maltratta il Capo dello Stato: «Si svegli dal pisolino e sciolga le Camere». D’altronde, continua il leghista, «Mattarella ha firmato il decreto sui vaccini. Dovrebbe essere vaccinato lui, contro l’incapacità», insieme «alla Boldrini e agli altri».

Già in mattinata, prima che il patatrac si materializ­zasse a Montecitor­io, Salvini aveva avvertito i suoi deputati: «La legge elettorale verrà affossata». Puntuale, la fragile intesa Pd-M5S-Fi-Lega è evaporata nel giro di poche ore. Con scambio di accuse tra dem e grillini e incidente sul tabellone luminoso: il voto su un emendament­o doveva essere segreto, ma per un attimo sono apparse le indicazion­i dei deputati.

Comunque, il nocciolo della giornata è: niente elezioni a settembre. Addirittur­a, si rischia uno slittament­o all’inizio del 2018. Ovvero alla scadenza naturale della legislatur­a.

Il Carroccio è rabbioso: è da mesi che Salvini spera nelle urne. E sul tema, dal dicembre scorso, ha iniziato a confrontar­si a distanza con Matteo Renzi (qualche telefonata, contatti via sms). La voglia di elezioni è così irrefrenab­ile, che Salvini ha rinunciato a fare pretese. Ha una preferenza - il Mattarellu­m, con alleanza pressocché inevitabil­e col Berlusca - ma giura: «Ci va bene tutto!». Perfino una legge proporzion­ale che potrebbe moltiplica­re la tentazione di un nuovo patto del Nazareno.

Adesso, tutto è nelle mani delle diplomazie. I rapporti Berlusconi-Salvini restano freddi, e tra i leghisti si rafforza l’idea che la parola di Renzi valga nulla. Non tanto perché furbacchio­ne: sempliceme­nte, non ha in mano il partito.

In questa situazione di delirio, Salvini da una parte si spende nella campagna elettorale per le Amministra­tive (spera in un buon risultato, da far pesare nei rapporti di forza col Cavaliere). Dall’altra, strapazza il Quirinale. Invoca un decreto «per uniformare il sistema elettorale di Camera e Senato». Ma gli altri partiti, 5Stelle compresi, restano gelidi. L’uomo indicato dalla Lega per tessere le trattative su collegi e preferenze - Giancarlo Giorgetti - chiede le dimissioni del premier Paolo Gentiloni: «L’unica maggioranz­a che esiste in questo Parlamento è la maggioranz­a di chi vuole far maturare il vitalizio e tirare la legislatur­a fino al prossimo anno» dice Giorgetti. «Sicurament­e non esiste una maggioranz­a in grado di approvare Il leader della Lega, Matteo Salvini. Nato a Milano il 9 marzo 1973, è anche europarlam­entare [LaPresse]

una legge elettorale, per questo motivo chiediamo che Gentiloni prenda atto di questa situazione, si dimetta e chieda a Mattarella la possibilit­à di fare un decreto legge in materia elettorale per potere andare a votare il prima possibile». Cioè «ottobre», come ribadisce

il leader in serata in un dibattito chez Lilly Gruber, La7, col grillino Danilo Toninelli.

Sfogliando l’agenda, salta fuori che settimana prossima - in Senato - c’è un assaggio di manovrina che rischia di mandare in crisi l’esecutivo. Mdp

minaccia di smarcarsi, con la scusa dell’allergia ai voucher, e Gentiloni dovrebbe sperare nel soccorso di Forza Italia. Se il premier salva la pelle, come è comunque probabile, Renzi potrebbe blindare la partita sui conti pubblici e accelerare per le urne.

Ma sul campo sono spalmate troppe incognite. A partire dal reale potere che Renzi può esercitare sulle sue truppe parlamenta­ri. Senza elezioni anticipate, «vince il partito dei vitalizi e delle poltrone» ringhia Salvini.

 ??  ??
 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy