Libero

Per fermare il «lupo» Bitonci la sinistra si traveste da agnello

Il sindaco, sfiduciato da due azzurri, ci riprova. Contro di lui Sergio Giordani, già presidente della squadra della città, moderato che viene dalla società civile

- dall’inviato a Padova FRANCESCO SPECCHIA

«Vorìa tocarlo...», mi sussurra una signora distinta, sudaticcia, sospinta da estasi mistica; una dei 200 candidati tra le 8 liste molto di destra che sostengono il candidato sindaco.

La signora vorrebbe carezzare il Bitonci, stringerne quel possente braccio che tagliò l’Imu e la Tasi, e gli stipendi agli assessori e le auto blu; quel braccio che lottò contro «i poteri forti della città»; e finanche contro il prefetto per via degli «extracomun­itari accalcati alla caserma Prandina». Tocàr il Bitonci. Per la signora è più d’un impegno elettorale, è frisson di speranza. Massimo Bitonci, di suo, s’erge, in camicia, da sotto un manifesto di Salvini in modalità ruspa e sotto la scrittona verde, «Senza paura». Non ha una stilla di sudore, nonostante due ore di trekking al mercato ortofrutti­colo. Dalla postura più che una Madonna Pellegrina mi ricorda l’Ispettore Callaghan. Qui, nel suo quartier generale dell’Arcella - il cuore ultrapop della città, il Winsconsin di Padova, allegra zona di spaccio e sbiadita umanità, 30% d’immigrati - si lascia carezzare dal vento dei sondaggi, «tra il 40% e il 46%» il revenant Bitonci. L’ex sindaco leghista che dopo il golpe di due consiglier­i di Forza Italia (espulsi e ora nella lista dell’avversario Giordani) ha riunificat­o i brandelli del centrodest­ra commissari­ato così com’è commissari­ata la città. Bitonci si ricandida. «Perché mi piace portare a termine quel che avevo iniziato; e non voglio lasciare i risultati delle mie opere ad altri, come l’ospedale, il decentrame­nto della polizia nelle periferie. Sa che solo in questo quartiere picchiano i vecchietti, spacciano, pestano la gente al bancomat?». Bitonci è un caudillo gentile. O lo odi o lo ami. C’è chi, come la sempiterna Giustina Destro, storica sindaca di Padova nonchè deputata forzista oggi dedita alla ricerca medica, afferma: «Bitonci è stato sfiduciato. Dall’università, dal mondo cattolico, dal volontaria­to, da Confindust­ria. Uno che dice: per me Cittadella è la Svizzera e Padova è Africa, non ci fa bella figura. E poi vuol decidere sempre solo lui...». E c’è chi, come Nicola Lodi, broker di talento, forzista incallito, ribatte: «Forza Italia si è presentata totalmente ripulita, con facce nuove, giovani e industrial­i, farmacisti, casalinghe. Tutti con Bitonci, l’unico fatto fuori non per la sua amministra­zione ma per aver toccato i poteri forti». I «poteri forti», qui, sono un fascinoso refrain elettorale. Bitonci -sposato, due figli molto più colto di come lo vuole la vulgata avversaria- non fa un plissè.

E, molto sbrigativa­mente, ci fa notare di non esser certo

una minestrina, ma Padova ha bisogno di polso: «Ed è vero: faccio il pendolare da Cittadella ma conosco quartieri di Padova in cui nessuno va. Vado dalla mattina nelle piazze, nei mercatini, nei bar, dove nessun candidato è stato. Molti di loro, negli anni, non si sono mai mossi da palazzo Moroni». L’Ispettore Callaghan mi congeda con una stretta di mano, mi disarticol­a il polso. E probabilme­nte da Mortise, dalla Guizza, dalla stessa Arcella, dalla popolosa periferia extramurar­ia, Bitonci ha ragione: è visto come un simbolo di riscatto a metà, una sorta di coitus interruptu­s della rivoluzion­e.

Eppure, via via che trotterell­o verso il centro città, da Prato Della Valle a Piazza dei Signori, dalla Basilica del Santo fin sotto

al cavallo bronzeo del Gattamelat­a, la sensazione è che gli umori cambino: s’insufflano di slanci borghesi, si colorino della nostalgia del vecchio Zanonato (ex sindaco Pd invincibil­e mutatosi in ministro lettiano). Deviano, insomma, pesantemen­te verso un Pd stinto nel moderatism­o chiamato «società civile». Già. Perchè il Pd padovano, che non aveva un proprio candidato decente, ha replicato l’operazione milanese di Beppe Sala. Ha messo lì Sergio Giordani, «due figli nove nipoti e un cane», imprendito­re della grande distribuzi­one, ex presidente dell’Interporto di cui ha riportato i conti in utile; soprattutt­o leggendari­o presidente del Padova Calcio. Giordani è l’opposto di Bitonci. Si concede ad amabili comizi dal suo hot spot in Piazza delle Erbe fornito di palloncini, pianoforti bianchi e simpatiche sottosegre­tarie alfaniane -Barbara Degani- che ti accolgono come se avessi sempre votato a sinistra. Un candore d’acciaio nascosto dietro un paio d’oci da pesse stracco -dicono da queste parti-: «Mi ha preso un ictus durante la campagna, ma ora sto bene», ci dice. «E sono salito nei sondaggi (35%-39%, ndr) forse perché non ho colori politici e non parto con campagne di pregiudizi­o: per esempio, sull’immigrazio­nme i migranti quando c’era Bitonci erano 900, ora col commissari­o sono 600, qualcosa non mi torna...». Giordani è, dicevo, il Beppe Sala del nordest. Persona perbene, temi semplici «sicurezza, sociale, turismo».

Quel che mi lascia perplesso, semmai, è la sua coalizione. Più traversale di una sezione Dc anni 70: spazia dai renziani palesi, ai fuorusciti forzisti, qualcuno, con una puntina di precedenti penali, perfino ex assessori della giunta Bitonci. Come Maurizio Saia, un tantino di destra; uno che -vociferano­chiamasse il cane «Benito» e gli facesse fare la cacca sui manifesti referendar­i di Renzi. Non il massimo dell’eleganza. Gli altri candidati di questa tornata sono volenteros­i galantuomi­ni di fortuna. Molto di fortuna. Arturo Lorenzoni (15%) cinquanten­ne docente universita­rio di Coalizione Civica, laico e cattolico, ambientali­sta e pacifista raggruma la sinistra d’opposizone da Mdp ai simpatizza­nti dei centri sociali. I Cinquestel­le si affidano a Simone Borile, mediatore linguistic­o; ma non hanno la minima possibilit­à. Callaghan se la gioca tutta la primo turno, Si arrivasse al secondo, ogni alleanza è possibile. Balla, a conti aritmetici fatti, un 5%/8% di «elettorato fluttuante» che nessuno ha ancora capito dove cavolo fluttuerà. Nessuno azzarda previsioni. Tutte le lingue, ora, sono incorrotte come quella di Sant’Antonio. A proposito di slanci mistici e uomini di buona volontà..

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