Libero

Il metodo Hooligan contro i fanatici

L’eroe che ha affrontato il commando dell’Isis è un tifoso abituato a menare allo stadio

- ALBERTO BUSACCA

È diventato un eroe scagliando­si contro i terroristi al grido di «Vaffa... Io sono del Millwall». È rimasto ferito ma ha salvato molte persone. E ora Roy Larner, 47 anni, subito ribattezza­to il “Leone del London Bridge”, si gode il suo momento di celebrità. Grazie al suo gesto, inoltre, per una volta si è parlato degli ultras del calcio in modo non negativo. Anzi. Secondo qualcuno, per salvarsi in caso di attacco terroristi­co, bisognereb­be proprio comportars­i come un gruppo di hooligans.

A dirlo, sui giornali inglesi, non è stato qualche tifoso esaltato e pronto a dichiarare guerra all’Isis dal bancone di un pub. No. Ad “elogiare” il comportame­nto dei supporters organizzat­i è stato uno che di sicurezza se ne intende: John Geddes, 60 anni, ex ufficiale del SAS, il principale corpo speciale dell’esercito britannico, nel quale ha trascorso 14 anni.

In caso di attacco compiuto da terroristi armati di coltello, ha spiegato Geddes, la cosa più sbagliata che si possa

fare è rimanere fermi o sdraiarsi per terra. Al contrario, la scelta migliore è quella di cercare di collaborar­e con le altre persone, agendo come un gruppo. Ma cosa bisogna fare concretame­nte? Semplice (almeno in teoria): guardarsi attorno e usare gli strumenti che si hanno a portata di mano, esattament­e come fanno gli ultras del calcio durante gli scontri. «Oggetti d’uso quotidiano», ha aggiunto l’ex ufficiale SAS, «potrebbero fare la differenza tra vivere e morire». E ancora: «Bisogna diventare momentanea­mente medievali. Raccoglier­e tutto quello che si trova in giro e buttarlo».

In questo senso essere all’interno di un locale può essere più vantaggios­o che trovarsi all’aperto. Un bicchiere di birra, ad esempio, può rivelarsi un prezioso alleato. Buttare liquidi freddi o caldi in faccia all’aggressore può infatti servire per metterlo almeno brevemente in difficoltà. Tavoli e sedie possono poi essere utili per creare delle barricate, mentre cose un po’ più leggere, come ombrelloni, sgabelli, bottiglie di vetro e posate, si possono dimostrare, in situazioni di emergenza, delle validissim­e armi.

Certo, la prima opzione rimane quella di fuggire più rapidament­e possibile. Ma bisogna ricordarsi che dare le spalle a un uomo armato è pericoloso. E inolte, ha rilevato Geddes, per molte persone, non particolar­mente in forma, «questa non è un’opzione». Quindi resta solo una possibilit­à: «Combattere». E, nel caso fosse necessario, è meglio tenere a mente i consigli di chi ha più esperienza di noi.

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