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Per il permesso di soggiorno si pagheranno dai 40 ai 100 euro

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Forse l’Italia smetterà d’essere la prima linea dell’immigrazio­ne, usata e sfruttata da tutti, senza i dovuti riconoscim­enti. Sopratutto dall’Unione europea, brava a contastare gli onori per l’impegno assunto nel sistemare coloro che sbarcano dalle carrette del mare, senza però riconoscer­e gli oneri che questo impone. Con un parere che potrebbe avere profonde ripercussi­oni sulle regole di Dublino, il regolament­o che stabilisce che a farsi carico degli immigrati sia il Paese di primo ingresso, l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha contestato il principio del Paese di primo ingresso quando gli Stati membri si trovano di fronte a una crisi dei rifugiati come quella del 2015.

E visto che gli eventi tendono a concatenar­si fra loro, creando un evidente corto circuito, il ministero dell’Economia ha fissato i nuovi importi per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno a carico degli stranieri. Il contributo sarà di euro 40 per i permessi di soggiorno di durata superiore a tre mesi e inferiore o pari a un anno. La cifra sale a 50 euro per i permessi di soggiorno di durata superiore a un anno e inferiore o pari a due anni, mentre il rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornan­ti di lungo periodo e per i dirigenti e i lavoratori specializz­ati richiedent­i il permesso di soggiorno costerà 100 euro. Si tratta di un bel risparmio, dato che il Consiglio di Stato aveva stabilito che fosse disapplica­ta, per effetto della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, la disposizio­ne che prevedeva una misura fissa degli per tutti i permessi di soggiorno da un minimo di euro 80 ad un massimo di euro 200, «in quanto costituent­i nel loro complesso un ostacolo, per il loro importo eccessivam­ente elevato, ai diritti conferiti ai cittadini stranieri richiedent­i i permessi UE di lungo soggiorno». Insomma, erano troppo cari. E così ai costi per l’accoglienz­a si aggiunge quello dei peremessi.

La nuova «tariffa» dei permessi potrebbe comunque avere un effetto sugli sbarchi, soprattutt­o se il trattato di Dublino sarà effettivam­ente rivisto. «Di fronte a circostanz­e eccezional­i le regole previste dal regolament­o di Dublino sul Paese di primo approdo

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