Libero

May in vantaggio con 50 seggi in più dei laburisti

Testa a testa nella notte, maggioranz­a assoluta in bilico per i conservato­ri. Affluenza record, calano gli scozzesi e crolla Farage

- CARLONICOL­ATO IL FUTURO DELL’ISOLA

Tra Jeremy Corbyn e Theresa May gli inglesi hanno scelto quest’ultima, com’era ampiamente preventiva­to. Ma il vantaggio, secondo i primi exit poll, non è esattament­e quel 20% tondo calcolato a inizio campagna che aveva spinto l’attuale premier ha indire le elezioni anticipate rimangiand­osi la parola data quando prese il posto di Cameron. L’occasione però era troppo ghiotta, anche perché in gioco non c'era soltanto la maggioranz­a e il governo, ma soprattutt­o la Brexit, e una vittoria schiaccian­te avrebbe permesso alla May di sbarazzars­i delle resistenze dei partiti di opposizion­e nel negoziato con Bruxelles. Questa è stata la ragione ufficiale per cui la May ha scelto di andare alle urne prima del tempo, ma una vittoria per essere tale avrebbe potuto essere solo con un'ampia maggioranz­a assoluta e a quanto pare non lo è stata: 314 seggi per i conservato­ri contro 266 per i laburisti e 34 per i nazionalis­ti scozzesi in calo; nessun seggio per l’Ukip di Nigel Farage. Anzi, se così stanno le cose con 17 seggi in meno rispetto al Parlamento uscente la May avrebbe addirittur­a perso la maggioranz­a assoluta con il risultato che la sua posizione sulla Brexit invece di rafforzars­i si è indebolita.

Certo, solo i dati ufficiali ci diranno la verità, mentre gli exit poll hanno tradito troppe volte negli ultimi anni, ma stavolta non fanno che confermare gli ultimi sondaggi prima del voto e l’alta affluenza che avvantaggi­a la sinistra. Confermano l'avanzata dei laburisti che hanno tratto vantaggio non tanto dalle tematiche antibrexit, ma soprattutt­o dagli errori della May, come quello sulla cosiddetta «dementia tax», cioè quel punto del suo programma che consisteva nell'idea di far pagare agli anziani i costi dell'assistenza, senza nessun tetto alle spese.

Misura ritirata, ma solo dopo A sinistra nella foto grande il primo ministro britannico uscente Theresa May vota ieri nel seggio di Sonning accompagna­ta dal marito Philip; nella foto sotto il suo sfidante, il leader dei laburisti Jeremy Corbyn, esce dal seggio elettorale londinese di Islington dove ha appena votato [Reuters e LaPresse]

ancora meno signorilme­nte, affermando che «Jeremy Corbyn è stato per 30 anni amico dei terroristi di mezzo mondo». La May invece ha annunciato di essere pronta a «sospendere» perfino quelle norme che garantisco­no i diritti umani: «Sia chiaro» ha tweettato, «se le leggi sul rispetto dei diritti umani ci impedirann­o di affrontare estremismo e terrorismo le cambieremo, pur di tenere al sicuro il popolo britannico».

Ha aggiunto che cercherà di rendere più facile l’espulsione degli stranieri sospettati di terrorismo e che aumenterà i controlli sulle persone che pur essendo ritenute una minaccia non possono essere incriminat­e, per insufficie­nza di prove. In più si aspetta una «revisione dell'operato della polizia e del servizi segreti». Insomma, la campagna elettorale che era iniziata a colpi di fioretto sulla Brexit, dura o meno, è finita a colpi di clava con accuse reciproche su terrorismo e minacce di leggi speciali.

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