Libero

Lo scontro tra Usa e Germania fa bene all’Italia

- ALESSANDRO GIORGIUTTI

Che succede se i due tradiziona­li punti di riferiment­o della politica italiana, l’atlantismo e l’europeismo, vanno in rotta di collisione per la prima volta dal dopoguerra? Dove ci collochere­mmo in uno scenario di “guerra fredda” tra americani e tedeschi? Lo scontro tra gli Usa e la Germania, il grande debitore e il grande creditore mondiale, non dovrebbe cogliere di sorpresa la classe politica nostrana. Le critiche dell’amministra­zione Trump a Berlino, accusata di manipolare la valuta per dopare l’export (meglio: di sfruttare una moneta, l’euro, il cui valore non rispecchia i fondamenta­li dell’economia tedesca), non rappresent­ano infatti un’inversione di marcia per la politica americana. Basti pensare allo scandalo dieselgate del 2015, che ha colpito le vendite in America di auto Volkswagen, letto a suo tempo non come una innocente iniziativa della giustizia Usa ma come un avvertimen­to. In questo senso le parole di Trump a margine dell’ultima riunione Nato di Bruxelles sui tedeschi «very bad» («Guarda i milioni di auto che vendono negli Usa. Terribile. Li fermeremo») seguono un solco già tracciato ai tempi di Obama.

Se gli squilibri commercial­i hanno un peso, un altro motivo di preoccupaz­ione per l’amministra­zione americana è il nuovo ruolo che la Germania si sta ritagliand­o all’interno dell’Unione europea dopo l’addio di Londra. Agli occhi dell’America, il Vecchio Continente è sempre più germano-centrico, con Berlino a ispirare una politica economica centrata sul binomio austerità-riforme struttural­i. La proiezione politico-economica verso l’Est europeo, il canale di dialogo mai chiuso con Mosca e quello ben aperto con Pechino fanno poi della Germania quella potenziale dominatric­e del cuore del Continente che americani e britannici, potenze “marittime”, hanno sempre temuto.

Una guerra commercial­e tra Washington e Berlino ci vedrebbe naturalmen­te nella parte delle vittime. Un’America che innalzasse dazi a protezione del proprio mercato colpirebbe non solo le merci in arrivo dalla Germania, che nel 2016 vantava un surplus commercial­e verso gli Usa di circa 65 miliardi di dollari, ma anche i 45 miliardi di esportazio­ni oltreatlan­tico dell’Italia (il surplus, per Roma, è di 28,5 miliardi). Lo scontro Usa-Germania potrebbe pertanto spingerci ancor di più tra le braccia di Berlino, visto che, tra l'altro, il mostruoso surplus commercial­e tedesco, ormai all’8 per cento del Pil, si nutre anche del contributo delle imprese tricolori che esportano componenti­stica in Germania (dieci miliardi di euro annui consideran­do il solo settore auto)

La prospettiv­a però cambia se si considera che nel mirino degli Stati Uniti potrebbe esserci la filosofia stessa alla base dell’euro, messa apertament­e sotto accusa dal consiglier­e economico di Trump Peter Navarro, con parole che in Italia

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