Libero

Condannati i bulli minorenni: finalmente

Confermata la pena a 10 mesi per quattro ex studenti campani, colpevoli di «atti persecutor­i» ai danni di un coetaneo

- ROBERTA CATANIA

Per la prima volta la Corte di Cassazione conferma una condanna per bullismo. Il primato spetta a quattro ragazzi campani che tormentaro­no un compagno di scuola per anni, finché i genitori della vittima decisero di farla trasferire in Piemonte, probabilme­nte per farle terminare gli studi da un parente. Sono passati otto anni da allora, i protagonis­ti sono ormai tutti ventenni, e ieri E.P. ha visto finalmente fare giustizia, mentre Giuseppe Comparone, Antonio Faraone, Crescenzo Musto, Emiliano Raucci sono stati condannati in via definitiva a dieci mesi di carcere con la pena sospesa.

Come aveva già stabilito il tribunale dei Minori napoletano, la V sezione della Cassazione ha rigettato il ricorso degli imputati, che puntava a «ridimensio­nare» le accuse in consideraz­ione del fatto che - secondo il branco - la loro vittima aveva continuato a frequentar­e a lungo la stessa scuola prima di scappare al Nord. Come per dire che, se davvero lo avessero tormentato, il compagno di scuola sarebbe scappato prima. Infine è stata rigettata anche la «tesi del carattere isolato di alcuni episodi», che «risulta del tutto priva di specifico aggancio alle risultanze processual­i», scrivono i giudici della Cassazione.

La circostanz­a che E.P. «abbia continuato a frequentar­e la scuola nonostante il timore di ulteriori molestie (come anche l’assenza di iniziali denunce e di certificat­i medici)», aggiungono gli ermellini, «è privo di decisività alla luce dello stato di soggezione psicologic­a sul quale i giudici di merito hanno ampiamente argomentat­o e, comunque, va letto alla luce del finale abbandono dell’istituto teatro delle vicende», trasferend­osi appunto in Piemonte.

La sentenza 28623 è stata depositata ieri, ma si riferisce all’udienza che si era svolta il 27 aprile scorso a piazza Cavour. Gli ermellini hanno di fatto ricalcato la decisione del 13 gennaio 2016, con cui i giudici della Corte d’Appello per i minorenni di Napoli avevano puntato il dito contro la scuola, sottolinea­ndo «il clima di connivenza e l’insipienza di quanti, dovendo vigilare sul funzioname­nto dell’istituzion­e, non si accorsero di nulla». Si tratta di precisazio­ni «utili» alla famiglia della vittima anche ai fini di una eventuale causa civile che i genitori del ragazzo perseguita­to hanno già in passato preannunci­ato di voler intraprend­ere nei confronti dell’Istituto profession­ale “Manfredi Bosco” di Alife, nel casertano.

La vicenda venne fuori molto tempo dopo le prime aggression­i, quando la vittima riportò lesioni a un occhio. Le ferite erano tali da rendere necessarie le cure mediche e in ospedale il ragazzo confessò di essere vittima dei bulli della scuola. Fino ad allora E.P. aveva preso le botte in silenzio, per paura che - come aveva minacciato il branco - si alzasse il livello delle percosse nei suoi confronti.

Nel dispositiv­o depositato ieri, la Cassazione ha ricordato anche come le dichiarazi­oni della vittima fossero ritenuti importanti. Parole «solidament­e corroborat­e proprio dal filmato» che uno dei bulli aveva girato con il telefonino e che accresceva­no quindi l’attendibil­ità di E.P., facendo pendere l’ago della bilancia dalla sua parte rispetto alal ricostruzi­one dei fatti offerta dai quattro aggressori. Ieri la Cassazione ha ufficialme­nte riconosciu­to il bullismo come una piaga da combattere e da non sottovalut­are.

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