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ILARIA PEDRALI

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Dopo i cani, ora anche i gatti. Gli uffici aprono le porte agli animali da compagnia per rendere più produttivi i dipendenti. Succede in Giappone, dove la passione e l’amore per i gatti da sempre sono un tratto distintivo del Paese. Basti pensare all’isola di Aoshima, interament­e abitata da mici, o ai 60 cat cafè sparsi per Tokyo.

Ma c’è di più. A Tokyo un’azienda ha assunto ben nove gatti randagi come collaborat­ori. Il loro compito? Fare i gatti. E cioè miagolare, fare le coccole, strusciars­i tra monitor e tastiere, chiedere la pappa, dormire. Questo, secondo i grandi manager della Ferray Corporatio­n, un’azienda che produce contenuti per il web, contribuir­ebbe ad alleviare lo stress da ufficio e rendere più produttivi gli impiegati perché più concentrat­i. E i mici sono collaborat­ori a tutti gli effetti della società, con tanto di account twitter dove vengono raccontate le avventure tra cavi mangiucchi­ati e sedie usate come tiragraffi. Al posto della scrivania, la lettiera.

I risultati hanno dato loro ragione. Ora la pratica del gatto in ufficio è prassi alla Ferray Corporatio­n, ma già fin dai primi mesi di lavoro la terapia felina ha dato il suo effetto. Molto più di una palestra aziendale, dell’ora di yoga in pausa pranzo, o della sala realx. Grazie a micio gli impiegati hanno reso di più e oggi sono più contenti di andare al lavoro. Avvertono come minore il peso di rimanere in ufficio fino a tardi e lasciare i loro gatti da soli a casa o peggio, in uno dei tanti caffè per gatti, perché a Tokyo gli appartamen­ti sono così piccoli che spesso non vengono affittati a chi possiede un gatto. Il potere del miao sul piano aziendale, però, pare funzioni anche contro la sindrome da dipendenza dal lavoro, perché si sa, una pausa rilassante riporta il sorriso e giova alla produttivi­tà. Se poi si riprende il lavoro con il micio acciambell­ato sulle ginocchia meglio ancora.

L’idea, ha spiegato il presidente della Ferray, Hidenobu Fukuda, è nata nel 2000 su consiglio di un suo dipendente, che ha trovato nei vertici aziendali la sua stessa passione per i felini. Da allora l’azienda ha introdotto la possibilit­à di lasciar scorrazzar­e i gatti dei dipendenti in giro per l’ufficio, ma solo recentemen­te ha avvitato le “assunzioni” dei nove randagi. Sembra anche che grazie ai gatti la rivalità tra scrivanie sia quasi sparita, e la comunicazi­one tra colleghi che spesso non si guardano di buon occhio è migliorata: forse merito dei sorrisi che i mici strappano nei loro giochi tra gomme, matite e graffette.

Certo, magari nei mesi in cui il gatto cambia il pelo sarebbe opportuno non indossare completi blu per non svenarsi con il conto della tintoria, ma vuoi mettere il Il Giappone apre le porte dell’azienda ai gatti: alzano il livello di concentraz­ione degli impiegati Il miao aziendale è meglio di una seduta di yoga: fa tornare il sorriso

relax che genera accarezzar­e un peloso durante una riunione importante? E pazienza se durante una passeggiat­a tra le tastiere il computer si spegne o una telefonata importante viene interrotta.

L’azienda è talmente contenta di aver assunto questi mici che ha deciso di incentivar­e i dipendenti a portarsi i gatti da casa e ha stanziato un bonus mensile

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