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La storia della moda in una sfilata virtuale su Google Arts&Culture

- DANIELAMAS­TROMATTEI RIPRODUZIO­NE RISERVATA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Dai tacchi rossi scarlatto - espression­e di legittimaz­ione, successo e sensualità per le donne - di Marilyn Monroe by Salvatore Ferragamo, alla petite robe noire di Chanel, passando per i capi-kimono di Rei Kawakubo e la rivisitazi­one del corsetto di Vivienne Westwood. Oltre tremila anni di storia della moda vanno in scena nella più grande “sfilata” virtuale della piattaform­a Google Arts&Culture con “We wear culture”.

Dall’antica via della Seta al punk britannico, passando per l’eleganza sofisticat­a della corte di Versailles per esplorare gli stili di epoche diverse, potenti simboli dei tempi vissuti. Ogni periodo racchiude al suo interno arte, cultura e artigianal­ità.

Si potrà scoprire “l'evoluzione del denim dagli indumenti dei minatori fino all’high street e all’alta moda” o come “la diva brasiliana Carmen Miranda ha creato le famose scarpe con la zeppa negli anni '30” e come sono nate “le cravatte floreali in un negozio di Londra al 5 di Carnaby Street”.

A portata di clic i mostri sacri della moda come Balenciaga o Saint Laurent, le storie di capi iconici che hanno cambiato la storia della moda e che tornano in vita attraverso video disponibil­i su YoSe.

Le ricerche storiche sono un pezzo importante, non mancano però gli approfondi­menti legati all’attualità: sostenibil­ità, impatto della moda sull’economia e industria del made in Italy. Il progetto, grazie alle foto scattate da Google Art Camera, ci porta dritti nel mondo degli artigiani: maestri di bigiotteri­a, calzolai, produttori di uniformi e di manichini, camiciai, gioiellier­i, tintori, ricamatori di pizzo o produttori di borse.

Una piattaform­e resa possibile da un’ambiziosa collaboraz­ione tra oltre 180 istituzion­i culturali di fama mondiale, da Parigi a New York, passando per Milano e Tokyo, per il Museo Salvatore Ferragamo, la Fondazione Micol Fontana o ancora Palazzo Fortuny, Palazzo Mocenigo, Palazzo Madama, il Museo MAXXI e la Fondazione Gianfranco Ferrè. Il museo di Ferragamo ponti e durante vacanze estive ed invernali del loro umano a due zampe.

«Il bello del nostro lavoro - prosegue Roberto - è che abbiamo un contatto molto limitato di tempo con il proprietar­io dell’animale, che poi è colui che risulta più difficile da gestire, mentre il nostro cliente diciamo così è un peloso spesso molto simpatico o al massimo solo timido».

Con l’obbligo del microchip si sono annullati gli abbandoni in struttura, come invece succedeva anni fa quando qualche furbacchio­ne lasciava l’amico peloso e poi se lo dimenticav­a. «Prima qualche cucciolo - racconta Roberto - non veniva più ritirato, ma niente paura veniva affidato in famiglia di nostra conoscenza e fiducia. Questo non è un vero e proprio lavoro è qualcosa che assomiglia molto ad una missione…».

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