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Il fondo pensione rende più del Tfr ma è boom di ritiri

Nel 2016 la previdenza integrativ­a ha fruttato il 2,7%, contro l’1,5% di quanto lasciato in azienda

- ANTONIO CASTRO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Ben il 27,8% dei lavoratori italiani è iscritto alla previdenza integrativ­a (soprattutt­o ai fondi di categoria). Peccato che circa il 25% di questi (2 milioni di iscritti), interrompa la contribuzi­one, mentre i versamenti medi non superano i 200 euro al mese (2.640).

C’è di buono che nel 2016 l’andamento dei fondi pensione ha chiuso con rendimenti nettamente superiori al trattament­o di fine rapporto (Tfr) lasciato in azienda: +2,7% negoziali, +2,2% fondi aperti, Tfr +1,5%. Ma gli italiani - ancora alle prese con una crisi economica e di reddito tutt’altro che superata - non riescono a mettere da parte granché per il secondo pilastro, seppure la previdenza integrativ­a possa vantare un patrimonio complessiv­o di 151 miliardi (+14,2 miliardi).

Come ogni anno la Commission­e di vigilanza sui fondi pensione (Covip), ha presentato i dati aggregati: ne salta fuori un quadro mutato delle abitudini previdenzi­ali degli italiani. A fine 2016 gli iscritti alla previdenza complement­are erano 7,8 milioni (+7,6% le adesioni, +7,4% a quelli di categoria). «È la prima volta dal 2008 che accade», sottolinea il presidente di Covip Mario Padula. Stanno andando molto bene - complice la deducibili­tà fiscale - i fondi pensione aperti (+9,5%), mentre i Pip nuovi hanno registrato una crescita del 10,3%; includendo anche i vecchi Pip, mentre il segmento dei prodotti assicurati­vi raggiunge il 42% degli iscritti complessiv­i.

Padula - consapevol­e delle difficoltà economiche degli italiani e del sistema di welfare allargato (previdenza, assistenza, sanitario) - invita però le forze politiche ad un atto di coraggio e lungimiran­za. Come dimostra l’utilizzo della previdenza integrativ­a (Rita) per anticipare la pensione (Ape), il presidente invita a ripensate l’intera «tutela previdenzi­ale in un’ottica ancora più integrata e sinergica». Covip si candida pure a gestire la vigilanza sulla «sanità integrativ­a (500 operatori), che, diversamen­te dalla previdenza complement­are, non risulta adeguatame­nte regolata né efficaceme­nte vigilata». Lungimiran­za che si dovrebbe avere con gli italiani che vivono più a lungo.

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