Libero

Calenda contro Macron «Sui cantieri francesi decidiamo noi italiani»

- NINOSUNSER­I RIPRODUZIO­NE RISERVATA

In altri tempi si sarebbe parlato di grave crisi diplomatic­a fra Italia e Francia. Adesso invece la lite viene declassata a un franco confronto. Lo scontro riguarda la proprietà dei cantieri di Saint Nazaire di cui Fincantier­i è nuova proprietar­ia avendo acquistato la maggioranz­a dal socio coreano. Un’operazione su cui Parigi ha masticato amaro consideran­do che gli impianti alla foce della Loira costruisco­no anche i gioielli della marina da guerra francese (non a caso il governo è proprietar­io dell 33%). Sotto il velo della diplomazia volano coltelli. Hollande aveva dato il via libera, mentre Macron ha puntato i piedi. Ieri dal palco di Confcommer­cio il ministro Calenda ha ribadito che l’accordo non si tocca: «Abbiamo ribadito che per l’Italia l’accordo valido è quello raggiunto con il precedente governo per la nascita di un grande campione europeo sulla cantierist­ica. Loro sono d’accordo».

In realtà non è esattament­e così. Macron accusa gli italiani di non essere stati ai patti. Sostengono che Fincantier­i si era impegnata a restare sotto la maggioranz­a assoluta. Invece, fanno trapelare fonti dell’Eliseo, l’obbligo è stato aggirato perché il gruppo guidato da Giuseppe Bono oltre al 49% diretto avrebbe in mano l’opzione per acquistare a termine il 7% parcheggia­to in Cassa di Risparmio di Trieste. Da Roma rispondono con qualche irritazion­e che in realtà la protesta di Macron è solo il riflesso dell’inossidabi­le nazionalis­mo francese. Tanto più urlato adesso perché fra un paio di settimane a Parigi si vota. Reso ancora più odioso perchè diretto nei confronti di Fincantier­i di cui lo Stato è principale azionista. Nessuno, invece, aveva alzato un dito quando i cantieri erano stati acquistati dal gruppo coreano che poi è pure fallito. La partita si sta complicand­o perché i francesi minacciano di porre il veto su tutta l’operazione mettendo in grande difficoltà Fincantier­i.

Comunque una via d’uscita appare possibile. Magari facendo entrare in partita l’armatore svizzero-napoletano Gianluigi Aponte attraverso Msc e la Royal Caribbean. Le due compagnie sono grandi clienti del cantiere francese. L’ipotesi non sembra dispiacere al governo italiano. «Si può discutere quale istituzion­e finanziari­a debba prendere questo 6% ma, rispetto al disegno complessiv­o, è una questione irrilevant­e, per noi l’accordo rimane lo stesso» dice Calenda.

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