Libero

«San Francesco avrebbe detto no al reddito universale di cittadinan­za»

- GIULIA CAZZANIGA

Stefano Zamagni, economista, docente all’Università di Bologna e padre degli studi sul Terzo settore, pone una distinzion­e fondamenta­le quando gli chiediamo del reddito di cittadinan­za o di inclusione. «Se si parla di misure di lotta contro la povertà assoluta ha un senso: un aiuto per chi non riesce a far fronte ai bisogni fondamenta­li è principio di equità e solidariet­à. Altrimenti si tratta solo di un incentivo a non lavorare o a farlo in nero. Bisogna decidere da che parte stare».

Tra quali posizioni? soltanto per le persone altamente produttive e capaci. Certo, in questo Paese c’è bisogno anche di misure di tipo assistenzi­alistico. Ma non possiamo basare una politica del lavoro sull’assistenzi­alismo, o saremo tutti più poveri». Perché non sarebbero sostenibil­i? «Per uno, due, tre anni forse, la finanza pubblica può sostenere misure così. Se però non si crea valore, come si può pensare che le fette di torta siano infinite? Sa cosa fece De Gasperi dopo la guerra? Utilizzò i fondi del piano Marshall per fare investimen­ti, e non per alimentare i consumi come tutti gli dicevano. E ci fu il miracolo economico».

Lei afferma che se si ha un reddito garantito non si cerca lavoro. Oggi è in corso la sperimenta­zione dell’assegno di ricollocaz­ione destinato a chi percepisce una indennità di disoccupaz­ione, in modo volontario. Cosa pensa di una misura di politica attiva così promossa?

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