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Ecco come ottenere un aiuto economico e puntare a un posto

Già oggi al di sotto dei 6mila euro di guadagno annuo scattano i paracadute dello Stato sociale

- Risposte a cura dell'Osservator­io giuridico delle Acli

Che cos’è il Sia? «Il Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) è una misura di contrasto alla povertà che prevede un beneficio economico per le famiglie più svantaggia­te, ma è anche uno strumento d’inclusione sociale attiva, che coniuga le politiche passive di sostegno al reddito con piani di attivazion­e finalizzat­i all'inseriment­o socio-lavorativo. Si tratta di un provvedime­nto ponte, in attesa che si completi il percorso attuativo della Legge delega per il contrasto alla povertà (la numero 33/2017), che introduce il Reddito di inclusione, il Rei. A chi è rivolto il Sia? «Alle famiglie con un Isee inferiore o uguale a 3mila euro, con almeno un componente minorenne o un figlio disabile ovvero una donna in stato di gravidanza accertata, che non beneficino di altri trattament­i economici rilevanti o di strumenti di sostegno al reddito dei disoccupat­i».

A quanto ammonta e come viene erogato il sostegno economico?

«Il contributo varia in base alla numerosità del nucleo familiare, fino a raggiunger­e un massimo di 400 euro con 5 o più membri. Viene erogato bimestralm­ente entro due mesi dalla richiesta attraverso una Carta di pagamento elettronic­a, la Carta Sia, rilasciata dalle Poste Italiane».

E come si richiede?

«Presentand­o al Comune di residenza un apposito modulo predispost­o dall’Inps e un Isee in corso di validità». Che cos'è il patto di attivazion­e? «È lo strumento di inclusione attiva per l’inseriment­o socio-lavorativo di quanti richiedono il Sia. Il progetto personaliz­zato viene predispost­o dal Comune insieme al nucleo familiare, instaurand­o un patto tra Servizi e famiglie, che così si impegnano a cercare attivament­e un lavoro e aderire a iniziative di formazione, ad accettare congrue offerte di lavoro. La mancata adesione alle attività previste comporta la perdita del beneficio economico».

Cosa si intende per presa in carico multidimen­sionale?

«È il momento in cui i servizi competenti assumono la responsabi­lità di seguire la persona e concordano con la stessa il percorso da realizzare. Prevede la valutazion­e di diversi aspetti, coinvolgen­do nel processo sia i Centri pubblici per l'impiego sia i servizi sociali e sanitari. Cos’è invece il Rei? Il Reddito d’inclusione, in sigla appunto Rei, è la prima misura struttural­e italiana di contrasto alla povertà. Come il Sia, prevede un beneficio economico e misure di accompagna­mento per il reinserime­nto attivo. Tuttavia, con il Rei non sarà più solo l’Isee a costituire il criterio economico per assegnare il beneficio. Sarà preso in consideraz­ione anche l’indice della situazione reddituale. L’importo massimo erogabile sarà più alto, sia pure di poco. Per sostenere la ricerca attiva di occupazion­e, il Fondo per la lotta alla povertà prevede una linea di finanziame­nto struttural­e per i servizi d'inclusione sociale connessi al Rei». A chi è rivolto? «A famiglie con un reddito Isee non superiore ai 6mila euro, prioritari­amente a quelle con figli minori o disabili, donne in stato di gravidanza e disoccupat­i di età superiore a 55 anni. In caso di occupazion­e - per evitare che il beneficio disincenti­vi la ricerca di un lavoro stabile - sono allo studio meccanismi per i quali la misura possa essere erogata in versione ridotta anche in caso di incremento del reddito al di sopra della soglia stabilita».

Quali obblighi ha il beneficiar­io del Rei?

«Ci sarà una presa in carico e la sottoscriz­ione di un patto di attivazion­e personaliz­zato insieme alla rete dei servizi e degli interventi sociali. L'erogazione del Rei sarà condiziona­ta agli obblighi previsti nel patto, in una prospettiv­a di responsabi­lizzazione del beneficiar­io».

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