Libero

Alitalia e altri fallimenti

- FAUSTO CARIOTI

Cortese dottor Carioti, possibile che solo noi dobbiamo sopportare ed inchinarci a dei sindacati a dire poco incompeten­ti o in malafede, che ci costringon­o a svendere per due soldi aerei, rotte, tecnici e piloti che tutto il mondo ci invidia per la loro preparazio­ne ed efficienza? E per questo siamo costretti a rinunciare ad una compagnia di bandiera? Proprio noi che, tra le altre, siamo anche un Paese ad alta vocazione turistica? Ricordate la hostess che gioiva all'annuncio della dichiarazi­one di fallimento di Alitalia? (A proposito, che fine ha fatto?). Una Nazione come la nostra non può più tollerare un certo tipo di sindacato sfasciatut­to, che ci costringe a rinunciare ad una compagnia di bandiera e non solo a quella.

Gianantoni­o Borghesani ***

Lungi da me l'idea di spezzare una lancia in favore dei sindacati, che hanno enormi responsabi­lità nello sfascio di Alitalia e del paese, ma in questo caso, e non solo in questo, siamo davanti a un concorso di colpa. Governi e parlamenti hanno avuto un ruolo decisivo nel far diventare la compagnia un carrozzone incapace di sopravvive­re senza l'assistenza pubblica e gli imprendito­ri privati che hanno gestito l'azienda negli ultimi anni si sono rivelati degli inetti. Non è finita, andrà avanti ancora a lungo: le tasse e i contribuen­ti sono stati inventati apposta. La parte divertente, se così si può dire, è la risposta alla sua domanda riguardo alla hostess che aveva esultato alla notizia del fallimento della trattativa per salvare Alitalia. Che fine ha fatto? Ce ne sono state due, nel 2008. Una è Maruska Piredda. Antonio Di Pietro la volle candidare in Liguria, l'anno dopo. Fu eletta con l'Italia dei Valori, diventò consiglier­e regionale e nel 2015 è stata condannata dal tribunale di Genova a due anni e otto mesi di reclusione, perché riconosciu­ta colpevole di avere usato per acquisti personali soldi pubblici destinati all'attività politica. Nel 2016 i giudici di appello le hanno scontato la pena di due mesi. L'altra è Daniela Martani, quella che si presentò a Fiumicino con un cappio in mano. Da allora ha partecipat­o al Grande Fratello ed è stata ospite in alcune trasmissio­ni, dove ricopre il ruolo della fondamenta­lista vegana. Si fa notare per frasi tipo “È stata inventata ad Amatrice la famosa amatrician­a? Ma allora è karma” (dopo il terremoto, per capirsi) e “Meglio un cacciatore morto che uno vivo”. Alle prossime elezioni politiche potrebbe essere candidata nella lista di Michela Vittoria Brambilla. Servono commenti?

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