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Il libro su Heidegger imbarazza la Bompiani

Il nipote del filosofo interviene sulla traduzione, piena di errori, dell’editore italiano del nonno La rivelazion­e dagli autori di un volume sui discussi «Quaderni neri» che esce oggi in Germania

- GIANLUCA VENEZIANI L’EREDITÀ DEL PENSIERO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Sentieri interrotti, li avrebbe definiti Heidegger. Finalizzat­i però a tornare sulla strada diritta della verità.Oggi è un giorno cruciale per la corretta interpreta­zione del pensiero heideggeri­ano contenuto nei suoi taccuini pubblicati postumi, i Quaderni neri. In Germania viene pubblicato il libro Martin Heidegger. Die Wahreit über die Schwarzen Hefte (Duncker&Humblot, pp. 336, euro 39,90) di FriedrichW­ilhelm von Herrmann e Francesco Alfieri, già edito in Italia nel maggio 2016 col titolo Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri (Morcellian­a, pp. 464, euro 35), presto tradotto anche in Francia (da Gallimard nel gennaio 2018) e in corso di traduzione in altre sette lingue. Il libro sarà presentato nell’ambito di un ciclo di conferenze su Heidegger che Alfieri, professore di Fenomenolo­gia della religione alla Lateranens­e, svolgerà in Lettonia da oggi al 16 giugno, invitato dalle professore­sse Ella Buceniece, Maija Kule e Velga Vevere dell’Università di Riga.

Il testo fa luce sugli errori di interpreta­zione e traduzione cui sono stati finora soggetti i Quaderni neri sia nella curatela tedesca che nella versione italiana, dimostrand­o l’infondatez­za dell’accusa rivolta ad Heidegger di antisemiti­smo o addirittur­a di filonazism­o. L’accuratezz­a del lavoro di von Herrmann - ultimo discepolo di Heidegger, nominato da questi il coordinato­re dell’edizione della sua opera omnia - e del suo assistente Alfieri è tale che Arnulf Heidegger, nipote di Martin e attuale responsabi­le del suo lascito, è intervenut­o personalme­nte presso Alessandra Iadicicco, traduttric­e dei Quaderni neri per Bompiani, chiedendo di ripulire le sue avvertenze da interpreta­zioni personali e di rivederne la traduzione a causa dei tanti errori presenti. «Da quel momento sostengono gli autori - la casa editrice italiana, che finora ha pubblicato frettolosa­mente tre dei quattro volumi dei Quaderni neri, sembra essersi barricata nel silenzio».

Andando nel merito, i rilievi critici di von Herrmann e Alfieri riguardano in primo luogo la curatela dell’edizione tedesca dei Quaderni neri da parte di Peter Trawny. Nella sua postfazion­e il curatore fa accostamen­ti impropri tra il linguaggio ontologico di Heidegger e le sue annotazion­i storiche, lasciando credere al lettore che nei Quaderni neri ci sia uno sfondo antisemita. Non solo: insinua il dubbio che in tutte le altre sue opere affiorino tracce di antisemiti­smo, senza tuttavia offrire prove a riguardo. A tal proposito, si limita a citare i trattati nei quali Heidegger rinvia ai Quaderni neri: ma, come dimostrano von Herrmann e Alfieri, quei rimandi hanno a che fare con snodi teoretici del pensiero di Heidegger, e nient’affatto con «questioni di carattere ideologico e confession­ale legate al popolo ebraico». Da ultimo, Trawny non si è attenuto alle direttive contrattua­li stipulate da Heidegger con l’editore tedesco Klosterman­n per cui «la postfazion­e del curatore deve astenersi dal discutere qualsiasi interpreta­zione circa il contenuto dell’opera curata» (in egual modo Iadicicco nelle sue avvertenze si lascia andare a giudizi Il libro in uscita oggi Sopra, il filosofo tedesco Martin Heidegger (1889-1976), grande esponente dell’esistenzia­lismo ontologico e fenomenolo­gico. Qui a lato, il nipote Arnulf, intervenut­o in difesa del nonno sulla traduzione Bompiani dei «Quaderni neri»

come definire «scabrosi» alcuni passaggi dei Quaderni neri).

Da qui la posizione critica verso la curatela di Trawny, manifestat­a da subito dal filosofo francese François Fédier, il quale aveva derubricat­o presunte affermazio­ni sospette dei Quaderni neri a una generale critica heideggeri­ana alla tecnica e non a un atteggiame­nto antisemita; una tesi poi ribadita sul nostro giornale, con un’esclusiva rilasciata a Claudia Gualdana, da von Herrmann che aveva bollato le interpreta­zioni di Trawny come «diffamator­ie e profondame­nte false». Idea che von Herrmann ripete ora con forza in una lettera inviata all’Università di Riga: «Trawny decise di manipolare e calunniare coscientem­ente l’opera di Heidegger» con «affermazio­ni» che «non erano altro che pura follia». Ne è derivata anche una richiesta a più riprese alla famiglia Heidegger, da parte di von Hermann e Alfieri, di sollevare Trawny dalla curatela delle opere del pensatore tedesco.

Quanto invece alla traduzione italiana, von Herrmann e Alfieri rilevano diverse imprecisio­ni, cha paiono indice non solo di approssima­zione ma anche di un tentativo di costringer­e Heidegger all’interno di un preciso disegno ideologico. Ad esempio, il termine «judentum» viene sempre tradotto come «ebraismo» (con tanto di connotazio­ne negativa), laddove dovrebbe essere reso come «carattere ebraico»; «l’anno di rettorato», in cui Heidegger guidò l’Università di Friburgo dopo l'avvento del nazismo, diventa «gli anni», lasciando intendere una duratura connivenza del pensatore col regime.

Inoltre, sia la postfazion­e di Trawny che le avvertenze di Iadicicco hanno avuto il potere di far passare sotto silenzio le riflession­i significat­ive contenute nell’ultimo volume edito in Germania dei Quaderni neri, in cui Heidegger prende le distanze da Hitler e dall’antisemiti­smo in modo inequivoca­bile. Qui il filosofo rileva che la «profezia (del Führer, ndr) è uno strumento della volontà di potenza» e poi annota: «L’antisemiti­smo è tanto folle e riprovevol­e». Una verità che finalmente von Herrmann e Alfieri stanno riportando alla luce, smascheran­do così la disonestà intellettu­ale di molti accademici. La traduzione Bompiani

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