Libero

Lo svedese pirata buono dei cieli pilota per 13 anni senza licenza

Thomas Salme racconta la sua storia di controlli gabbati pur di volare Mai incidenti né lamentele e a Lampedusa atterrò con un motore solo

- GIUSEPPE BRAGA

Se non fossimo un popolo di navigatori che ancora fa l’applauso ai piloti quando l’aeroplano tocca terra, non ci avremmo messo sette anni per tradurre il libro di Thomas Salme, il pilota di frodo svedese che per 13 anni ha pilotato (benissimo) senza licenza aeroplani di linea in tutta Europa inclusa l’Italia come dipendente di AirOne - volando per 11mila ore sui Boeing B 737 e trasportan­do oltre un milione di passeggeri. Mai un incidente, mai un inconvenie­nte, anche negli scali più ostici. A Lampedusa atterrò con un motore solo perché nell’altro gli era entrata un’aquila e a malapena i passeggeri se ne accorsero.

Abbiamo conosciuto Salme nel 2010: alto, bello e con una certa faccia da schiaffi, circondato da un invisibile ma chiarissim­o scudo magico, l’aura di quelli cui non succede mai niente. Ed è proprio così che è andata la sua vita, che racconta con Tom Watt in Pilota (abusivo). 13 anni tra le nuvole (Cairo, pagg. 28, euro 15).

Salme nasce a Stoccolma nel 1969. A 8 anni suo padre lo porta con sé all’aeroporto della capitale svedese, Arlanda, a fare delle foto. Lui non si innamora del volo, ma delle livree degli aeroplani. Comincia a comprare libri sugli incidenti aerei, sulla meteorolog­ia, impara in fretta che cosa si deve e che cosa non si deve fare. Nel 1991 consegue la licenza di pilota privato e l’anno dopo quella di pilota commercial­e abilitato al volo strumental­e. Nel 1995 supera gli esami teorici per diventare pilota di linea, vola anche per le 150 ore minime che al tempo servivano per ottenere la licenza. Poi finiscono i soldi. Salme è orfano di madre e non ha risorse, ma ha lo scudo magico di cui si diceva: nel 1995 incontra un tecnico che lavora alla scuola di volo della Sas, la compagnia di bandiera svedese, ne diventa amico e scopre che in quella struttura ci sono simulatori che di notte nessuno frequenta. Gli dice che è un pilota disoccupat­o e l’amico gli concede di provarli. Vorrebbe prenderla come un gioco, ma capisce subito che la faccenda è complicata, quindi decide di fotocopiar­e i manuali del Md 80 e del B 737 e si dà allo studio matto e disperatis­simo: che se lo si mette al servizio del talento, e lui ce l’ha, spesso diventa un’arma affilata.

La scuola notturna è faticosa e dura un anno e mezzo, una ventina di sessioni in cabina. Poi, dal 1997, succede di tutto e lo scudo magico di Salme apre le acque del Mar rosso: in quegli anni, infatti, è in corso la transizion­e dalle licenze nazionali tradiziona­li a quelle Jar, cioè che seguono il primo embrione di regolament­o comune europeo, ma con modalità diverse fra stato e stato; nel frattempo avviene la transizion­e dell’ente nazionale dell’aviazione dalla vecchia Civilavia all’attuale Enac, che nasce nel 1998. Il che si traduce in un periodo di grande confusione fra i funzionari degli enti di controllo. Non basta: gli nasce perfino una compagnia sotto il naso, l’italiana Air One, il che si traduce in una improvvisa richiesta di piloti di B 737.

Salme fa domanda e viene assunto a inizio 1998: presenta una licenza svedese, che poi svedese non è e le somiglia anche poco, perfino priva di timbri. Ma nella confusione di cui sopra il documento passa, e da quel momento è praticamen­te fatta.

Anche perché, non è un particolar­e, ai comandi è bravissimo. Quindi passa senza difficoltà tutti i controlli semestrali, si fa consegnare i rapporti dicendo che farà timbrare lui il brevetto in Svezia... cioè in casa sua, dove fabbrica da solo firme e rinnovi del documento. In Svezia, infatti, la sua licenza risulta scaduta da anni; ma, anche se le sue creazioni sono sempre prive di timbri, a nessuno viene in mente di chiedere qualcosa a Stoccolma. Così nel 2005 diventa comandante, e nel 2005 è 25˚ su 95 nell’elenco di anzianità della compagnia.

L’incantesim­o si rompe l’anno dopo, quando, con la nuova burocrazia ormai stabilizza­ta, un funzionari­o si accorge che Salme non ha presentato la licenza a un esaminator­e. Quando gli viene richiesta, risponde con una lettera di dimissioni. Sembra un’imprudenza. «Ma ormai era durissimo vivere così, non ce la facevo più», dirà poi ai giornali. Aveva già aperto uno studio fotografic­o, dove lavorava poco perché faceva il pilota. Moda, sfilate, calendari. Torna quindi alla sua passione dietro l’obiettivo, ma volare gli manca. Allora si fabbrica un’altra licenza svedese e arriva alla Corendon, una compagnia low cost turca, rispondend­o a una inserzione online di lavoro. Nel frattempo le voci cominciano a girare e l’ente aeronautic­o svedese avvia un’indagine, che però non conclude per incompeten­za territoria­le: l’eventuale reato non sarebbe stato commesso in Svezia. Così nel 2008, Salme e il suo scudo magico ricomincia­no a volare, ma i suoi documenti falsi stanno già facendo il giro degli enti di controllo turchi, che sono più duri di quelli italiani.

Il 2 marzo 2010 Salme viene arrestato all’aeroporto di Amsterdam-Schipol mentre si avvia alla scaletta del B737, carico di 101 passeggeri che dovrebbe portare ad Ankara. Viene processato in Svezia, dove i giudici terranno conto della sua non comune abilità profession­ale, e infatti anche la condanna è vittima della stessa stregoneri­a che ha incantato tutti: 2mila euro di ammenda e la licenza ritirata. «Ritirata! Ma se non ho l’ho mai avuta!», commentò allora ridendo. «Sono stato un pirata, ma un pirata buono», dice oggi. E infatti il suo profilo Facebook è stipato di amici. Oggi Salme vola solo da passeggero e si dedica alla fotografia. Cioè il lavoro che aveva scelto di fare, prima di prendersi 13 anni sabbatici dalla vita normale.

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Thomas Salme, «Pilota abusivo» per 13 anni tra le nuvole. Ora un libro edito Cairo

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