Libero

LA RAI SI RICORDA DEI FILM

Prima serata come ai vecchi tempi. E non è detto che sia un male

- ANTONELLA LUPPOLI

Il cinema che torna sul primo canale sa di tuffo nel passato. È un flashback che riporta la memoria indietro nel tempo, a quando non c’era Netflix, SkyCinema, Infinity e l’on demand. Lo streaming? Manco per sogno. C’era la Rai però, che ancora faceva la Rai. E il cinema era un lusso. Di e per pochi, dunque. Fino ad allora, chi voleva vedere i film doveva per forza andare in sala. L’arrivo delle pellicole d’autore sul piccolo schermo ha cambiato tutto, tant’è che queste sono rimaste in auge per quasi vent’anni. Poi, sparite. Hanno lasciato il passo alle fortunate fiction. Riscoperti ora ritornano col solleone. E chi se ne importa dell’Auditel. D’estate tanto il calo è fisiologic­o. E i fedelissim­i del piccolo schermo certamente apprezzano la scelta del direttore di rete Andrea Fabiano perché nostalgici del tempo che fu.

Si parte il 12 giugno con una commedia brillante. Il debutto è tutto per Mai così vicini con Michael Douglas (Oren) e Diane Keaton (Leah). Il 19 sul primo canale della tv di Stato arriva A spasso nel bosco con Robert Redford (alias Bill Bryson) e Nick Nolte (alias Stephen Katz)

alle prese con la voglia di scoprire il loro paese. Il 26 è la volta di Big Wedding con Robert De Niro e Diane Keaton, rispettiva­mente nei panni di

Don e Ellie Griffin, una coppia divorziata che finge di stare ancora insieme per il bene del figlio adottivo Alejandro.

Si va avanti anche a luglio.

Il 3 c’è Delivery Man con Vince Vaughn e il 10 Still Alice, film che ha permesso a Julianne Moore di vincere il premio Oscar come migliore

attrice protagonis­ta nel 2015. Poi, ne arriverann­o tanti altri. Alcune saranno prime visioni, altre invece sono pellicole storiche che vale sempre la pena rivedere.

Gli sceneggiat­i scelti sono quindi significat­ivi, ma certamente lo è ancor di più la collocazio­ne all’interno del palinsesto. I quaranta-cinquanten­ni di oggi quell’appuntamen­to fisso lo ricordano, eccome. Intramonta­bile e indimentic­abile anche la sigla, firmata da Lucio Dalla e dagli Stadio. Quello stacchetto «Dubudadubu­dubudà» che precedeva la visione del film era una specie di richiamo della foresta.

Il lunedì sera infatti ci si radunava tutti, grandi e piccini, davanti alla tv per godersi storie d’amore o di guerra, per ridere e riflettere. Era un momento di condivisio­ne. Per la famiglia. Ma anche per le amicizie. Accadeva infatti che ci si trovasse a casa di uno o dell’altro per la visione del film di cui tanto si era sentito parlare. E così, a volte, qualcuno si è scoperto talento nella recitazion­e. Altri, celati e potenziali critici cinematogr­afici. Ancora, sono nate semplici passioni per il cinema: arte sublime. La settima.

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Da sinistra, Diane Keaton e Michael Douglas in «Mai così vicini»; Robert Redford e Nick Nolte in «A spasso nel bosco» e Robert De Niro in «Big Wedding»
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