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La gara della morte sull’Isola di Man: 255 vittime

- TOMMASO LORENZINI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Serve partire dalla fine, per cominciare. La fine di altri tre piloti di moto vittime dell’ineffabile rito pagano chiamato Tourist Trophy. Martedì il 48enne britannico Davey Lambert, mercoledì l’olandese Jochem van den Hoek, ieri l’irlandese Alan Bonner nelle qualifiche del Senior TT che oggi chiuderà la settimana di competizio­ni. Tre schianti fatali. E la lista delle vittime si allunga a 255 morti a partire dal 1907, anno della prima edizione. I saliscendi spettacola­ri che portano dal mare alla montagna e poi di nuovo al mare sono ormai una Spoon River: ogni miglio un cippo (anche più di uno, in verità). Giacomo Agostini, che qui ha vinto 10 volte, è stato uno dei principali fautori dell’uscita del TT dal calendario del Motomondia­le, soprattutt­o da quando nel 1972 vide morire l’amico Gilberto Parlotti.

E allora come spiegare il TT a chi non sa nulla di motociclis­mo? Come rispondere a chi lo paragona a «entrare dentro una gabbia di leoni e poi vedere cosa succede»? Passione, recita la vulgata. Che è anche vero, perché farsi un giro sulle strade micidiali e nel paddock di questa isola unica (batte moneta propria, una sterlina che in Inghilterr­a non viene accettata), fra le sculture a due ruote, l’odore di olio e il profumo di birra e salsicce, scatena un’orgia nel cervello di ogni appassiona­to. Ed è questo ciò che convince quelli che ogni anno saltano in moto per girare sui 60,6 km dello Snaeffell, il tracciato stradale più famoso, veloce e pericoloso del mondo (214 km/h di media il record di Michael Dunlop). All’Isola di Man la sconfitta non esiste, esserci rappresent­a lo spregio della morte come trionfo assoluto della vita. Per chi ci crede va bene così.

Soldi ne girano pochi, molti piloti si preparano da soli la moto in garage o nell’officina dove lavorano. Stefano Bonetti, primo italiano a girare sotto i 18 minuti al TT, giunto alla sua dodicesima partecipaz­ione, ha viaggiato con il suo “nuovo” bus pagato 5mila euro, con 800mila km sul contachilo­metri e lo spazio per le moto (una Paton tutta italiana e una Kawasaki) trovato solo smontando prima le ruote e le carene... del camper.

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Il bergamasco Stefano Bonetti, 40 anni, in azione sull’Isola di Man: nella gara Sbk è arrivato18­esimo

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