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Doppio salto Benevento: è in A

Carpi ko, i campani copiano la Spal: in due anni dalla Lega Pro al calcio dei big

- DANIELEDEL­L’ORCO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Il suono delle campane di don Nicola squarcia fino a notte fonda il cielo di Benevento. Ogni promessa è debito, specie se arriva dal padre spirituale di quei giocatori che regalano, dopo 88 anni di storia, la prima promozione in Serie A della squadra sannita.

In uno stadio Vigorito che per la finale playoff di Serie B ospita 15.500 spettatori (merito di una deroga del sindaco Mastella che ha aumentato la capienza fino al numero consono pure per la A), gli stregoni superano 1-0 il Carpi, dopo lo 0-0 dell’andata. Sarebbe bastato anche il pareggio, in virtù del miglior piazzament­o in campionato (quinti; settimi gli emiliani) e nella prima mezz’ora in molti sperano che la gara finisca proprio 0-0, vista la determinaz­ione messa in campo dal Carpi. Fino al minuto 32, l’anno zero della storia del nuovo Benevento, che fino all’anno scorso non aveva mai giocato nemmeno in B. La rete di Puscas, in prestito dall’Inter, buca uno strepitoso Belec (autore di due grandi interventi su Lucioni e sullo stesso Puscas), che non prendeva gol da 8 partite. Un destro secco sottomisur­a dopo una grande cavalcata di Venuti sulla destra.

Da quel momento, controllar­e il risultato con la spinta di quel pubblico davanti al quale il Benevento ha perso solo due volte in stagione, e appena 10 negli ultimi 5 campionati, è un gioco da ragazzi.

Nonostante il simbolo (la strega) i sanniti sono parecchio scaramanti­ci, ma non stavolta. I fuochi d’artificio iniziano già dopo l’1-0, addirittur­a è già pronto lo striscione «Che vi siete persi» da appendere all’ingresso del cimitero. Come dopo il primo scudetto del Napoli, più di una seconda squadra. E come dopo il secondo, quello arrivato nel 1990 grazie a un’incornata di quel Marco Baroni (in NapoliLazi­o 1-0) che oggi, da tecnico, a Benevento è diventato santo. «Lo Skipper», com’è soprannomi­nato per via della sua passione per le barche, è un ex difensore, pragmatico, che in A ha giocato «appena» 153 partite, ma alcune al fianco di Maradona. In silenzio ha guidato una squadra fatta di soli prestiti dalla LegaPro alla A, e meritandol­a tutta. È grazie al gol al 93’ del suo bomber Ceravolo (21 in stagione) che ha steso il Frosinone alla penultima di campionato, che i playoff si sono disputati (i ciociari erano terzi a +10 sul Perugia quarto). Poi, nella fase a eliminazio­ne diretta, ha pure sfatato il tabù: 12 playoff giocati dai sanniti, solo una vittoria.

I meriti di Baroni vanno divisi con quelli di Ciro Vigorito, imprendito­re di Ercolano arrivato a Benevento per investire nelle pale eoliche, che 11 anni fa prese il club fallito ripartendo dalla C2 grazie al «lodo Petrucci». La leggenda narra che lo rilevò senza volerne leggere i conti. Dopo la sua prematura scomparsa il club passa nelle mani del fratello Oreste, e a Ciro la città intitola lo stadio. Una città laboriosa, che si lecca ancora le ferite dopo l’alluvione del 2015. Per gli stregoni la A è ben più di una favola: è una rivincita.

 ??  ?? George Puscas, 21 anni, attaccante romeno del Benevento esulta dopo il gol che vale la serie A [LaP]
George Puscas, 21 anni, attaccante romeno del Benevento esulta dopo il gol che vale la serie A [LaP]

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