Libero

Domani si vota in mille città. Ma che noia

Più di 9 milioni di italiani andranno alle urne in 26 capoluoghi e in centinaia di altri comuni. Il centrodest­ra si presenta unito ovunque e ha buone probabilit­à di vittoria. Eppure sui giornali se ne parla pochissimo

- Di RENATO FARINA

Ehi, si vota. Sss silenzio! Non ditelo a nessuno. Continuate così. Evitate di farlo saper in giro, mica che i poteri forti si spaventino, la J.P. Morgan e la Bundesbank svendano Bot e Btp, si alzi lo spread e si moltiplich­i il morbillo, ma domani per nove milioni e duecentomi­la italiani le urne si apriranno per la scelta dei sindaci di 1027 comuni (per un totale di dieci milioni e seicentomi­la cittadini).

Scusate, però l’ironia è dovuta: non se ne sta accorgendo nessuno, è come se al voto andassero gli abitanti di Maracaibo o di Katmandu o si scegliesse il capo del formicaio. Le prime pagine dei giornali tacciono al riguardo, qualche pezzo di colore e via. Eppure non sono assemblee in cui si eleggono i delegati della bocciofila per la fiera rionale. Vi sono implicate sei città d’Italia che superano o sfiorano i duecentomi­la abitanti. In ordine di popolazion­e Palermo, Genova, Verona, Padova, Taranto, Parma. Tra i capoluoghi di regione c’è anche L’Aquila. Poi Monza, Alessandri­a, Como, Cremona, Cuneo, (...)

(...) Gorizia, Lecce, Oristano, Trapani. Eccetera. Sarà il caso di prendere buona nota dei risultati. Oggi ci si scanna sulle interpreta­zioni di sondaggi basati su domande a campioni di mille persone, domenica gli elettori sono diecimila volte più numerosi, e qualche nozione della consistenz­a dei partiti la si potrà ben ricavare. O no?

Ci domandiamo perché questa distrazion­e generale. Crediamo sia l’effetto gatto spiaccicat­o sull’asfalto. Tutti si è indotti a girare la testa verso la strage della democrazia e della sua credibilit­à che forniscono i 945 eletti al Parlamento nazionale, con il conseguent­e affascinan­te disgusto, piuttosto che osservare il bello spicchio di cielo democratic­o che si apre con questa andata alle urne locale.

Votate gente, votate. Teniamo buono lo schifo per il futuro. Nei comuni si può e si deve partecipar­e. Non bisogna farsi fuorviare dallo spettacolo del teatrino romano, dove si discetta di ammennicol­i e ci si scanna sul sesso dei collegi elettorali, e mentre la casa brucia si risponde producendo altro fumo. Nei comuni le scelte hanno un peso e un senso diretto e immediato. Con il voto scegli a chi mettere le chiavi di casa in mano: a quale amministra­tore di condominio, che è un comune, grande e piccolo che sia. Astenersi è una cretinata. Il voto è sempre utile.

LE CHIAVI DI CASA

Mentre infatti per le elezioni politiche nazionali, in qualunque momento si voti, e con qualunque legge, il risultato sarà un pasticcio, e perderanno tutti, dando vita a un governo di sconfitti, nelle città e nei comuni le cose saranno chiare. Sarà banale, sarà poco costituzio­nale, ma lì chi vince, vince e chi perde, perde. Capiamo che si tratta di concetti troppo poco italiani, e non sufficient­emente oscuri per essere in linea con la politologi­a corrente. Riteniamo che la legge per la scelta del sindaco, dove per le città che hanno più di 15mila abitanti, è previsto il ballottagg­io, e in quindici giorni è sicuro il nome di chi sarà primo cittadino; riteniamo che questa legge sopravviva solo perché nessuno ha chiesto alla Corte costituzio­nale se sia in regola con i principi della Carta.

Prima che a qualcuno venga l’idea ci preme fare qualche osservazio­ne.

Il centrodest­ra si presenta unito dovunque. E quasi dappertutt­o ci sono buone probabilit­à che i suoi candidati contendano il primato a sinistra e a M5s. Non azzardiamo previsioni, ma ragioniamo con semplicità: è chiaro che la prospettiv­a di vittoria induca all’unità. Per fare coalizione occorre che convenga a chi la contrae. Le leggi per comuni e Regioni hanno il merito di premiare chi arriva primo senza troppe storie. E dunque questo favorisce alleanze chiare e nette in origine. Dove invece tutto si decide nelle trattative successive al voto, e magari grazie a qualche acrobazia ci si prepara a governare con questo o quello, conviene l’ascensione singola, per non precipitar­e in cordata.

EVITARE IL SUICIDIO

Intanto registriam­o un passo avanti: almeno oggi, almeno nelle città, dove davvero serve, il centrodest­ra è unito. L’atroce lezione subita a Roma ha insegnato qualcosa, se non altro a evitare il suicidio collettivo. Ma che si sia uniti nelle elezioni locali e divisi a Roma, è una vecchia storia. Oggi gli osservator­i si stupiscono e la ritengono mancanza di coerenza. Ma quando mai. A metà degli anni 70 e oltre iniziò la pratica perfettame­nte accettata da tutti i contendent­i. Onde per cui, quando c’erano i numeri (ad esempio a Milano e a Roma), i socialisti si alleavano ai comunisti per il municipio. Dopo di che il governo nazionale vedeva la Democrazia cristiana avere per alleato numero uno il medesimo Psi.

Dunque nessuno scandalo. Se proprio si vuole rincorrere il mito della coerenza in politica, si troverà senz’altro qualcuno che su internet venda a buon prezzo i biglietti per volare in dirigibile all’Isola-che-non-c’è: io voto Capitan Uncino, tutto ma non Trilly. Comunque, sss silenzio. Che domenica si vota.

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