Libero

Orfeo, il coperchio che va bene per qualsiasi pentolino

Il direttore del Tg1 prenderà il posto di dg Rai lasciato libero da Campo Dall’Orto. La sua forza? Non ha veri nemici

- Di FRANCESCO SPECCHIA

È meglio a tenè ’a mala spina ca nu malo vicino, meglio avere una spina nel fianco che un cattivo vicino, sussurrano a Napoli.

Ora, consideran­do che il napoletani­ssimo Mario Orfeo, classe 66, fresco direttore generale della Rai -benedetto nella liturgia trasversal­e del partito azienda, dei risultati ottenuti e dei «poteri forti»- ha come unica spina nel fianco Beppe Grillo e i suoi distillati di odio; be’, rientra nell’ordine naturale delle cose che, per lo (...)

(...) stesso Orfeo, non spunti un vero nemico nemmeno a pagarlo. Orfeo è uno strano, fascinoso mix. Possiede la tigna profession­ale di un Ezio Mauro (di cui è stato pupillo come ottimo caporedatt­ore centrale a Repubblica) e la paraculesc­a capacità di relazione democristi­ana di un Carlo Rossella. È mostruosam­ente bravo, ma è pure in grado di farsi concavo e convesso verso qualsiasi superficie di potere. Il coperchio adatto ad ogni pentola. Orfeo ha mantenuto affettuosi rapporti con l’ex giornale-partito di Scalfari; è passato indenne dalle forche caudine dei Caltagiron­e; ha fatto magnificam­ente surf, in perfetto equilibrio politico, sui frenetici cambiament­i di spoil system nei telegiorna­li Rai che ha diretto. Ma, nel contempo, ha pure risollevat­o giornaloni come Il Mattino e Il Messaggero; ha rinnovato tecnologic­amente il Tg2 dove l’aveva piazzato il berlusconi­anissimo Mario Masi; ed è stato richiamato, da un tecnico puro come Gubitosi, alla guida di un Tg1 che dal 20% -gestione Minzolini- ha fatto veleggiare verso un ascolto record del 26-27%, circa 6-7 milioni di spettatori nelle edizioni pregiate. «È velocissim­o, si

presenta alle 8 del mattino in redazione conoscendo anche le brevi dei giornali locali. Ti rompe i coglioni su tutto, dalle immagini ripetute agli accenti sbagliati nei servizi. È ineusaurib­ile sia sul lavoro che nelle relazioni...», concordano amici e nemici -in egual numerodell­a sua redazione. Tutti colleghi che, onestament­e, lo vedono arrivare sempre per primo

ed andarsene sempre per ultimo.

C’è da dire che, sotto quella barba incolta, quell’aria da personaggi­o gioviale estratto da un racconto di Luciano De Crescenzo, Orfeo lascia serpeggiar­e un’irascibili­tà oltre l’umano. Più di una sedia, presa a calci, al secondo piano di Saxa Rubra ha subito atroci destini, tra le urla del capo. C’è,

però, anche da aggiungere che, dieci minuti dopo, Orfeo torna il cazzaro di sempre: battuteggi­a, racconta barzellett­e, fa scherzi ai colleghi più inamidati costretti ad una passiva resistenza. Orfeo è comunque rispettoso di chiunque, vuoi per naturale educazione, vuoi perchè -pensava Rossella- si sa mai chi hai davanti e chi potrà diventare. A parte le rituali ospitate a Porta e porta e qualche anelito di gossip (Dagospia scrive che abbia perso 18 chili grazie ai consigli alimentari della salutista Francesca Fiadini, a lui assai vicina), il neo direttore generale blinda tenacement­e ogni notizia del suo privato. Si sa che frequenta il ristorante Settembrin­i, vicino casa, praticamen­te un secondo ufficio come la toilette di Fonzie. Si sa che, curiosamen­te, non è tifoso di una squadra di calcio ma di un singolo allenatore, l’amico Allegri, che segue ad ogni cambio di casacca. Si sa che in modo quasi sciamanico, è in grado di contenere i latrati dei politici. Tranne appunto di Grillo e dei Cinque Stelle che l’accusarono di una direzione giornalist­ica troppo filorenzia­na e troppo antigrilli­na per via di presunti e frequenti servizi contro Virginia Raggi.

Una volta Orfeo è stato oggetto di un “agguato” in stile Iene di militanti M5S armati di telecamera. L’hanno accusato di non essere sopra le parti. Solo che lui se n’è fottuto altamente e ha pure educatamen­te salutato verso l’operatore. In effetti, Orfeo non sta né sopra le parti, né sotto. Gli sta sempliceme­nte accanto, attento osservator­e. Nessun cattivo vicino, per l’appunto. Non è un caso che - se si eccettua quel pazzo di Carlo Freccero che, in un gesto vaporoso alla Sartre, ha proposto se stesso alla direzione- , anche il cda che l’ha nominato dopo Campo Dall’Orto s’è mostrato estremamen­te rispettoso. Dal nuovo dg ora s’attende una scossa al piano d’informazio­ne. Orfeo probabilme­nte la farà, mentre gli altri sono distratti...

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