Libero

La May ha perso qualche seggio ma la Brexit ha guadagnato voti

La decisione di votare l’ha presa lei. Ora rischia la rivolta interna di Boris Johnson

- Di NICHOLAS FARRELL

Ecco la mia spiegazion­e di questo risultato choc: una sconfitta per la Theresa May ma non per la Brexit. Anzi. Tanti stanno insistendo invece: una sconfitta non solo la May ma anche per la Brexit. Questi – in stato di ebbrezza oggi – sono tutti coloro che vogliono sabotare con mezzi leciti e non l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Cioè: l’élite progressis­ta. Tutta quella gente benestante e metropolit­ana, insomma, beata da pulsioni (...)

(...) incontroll­abili di solidariet­à cosmopolit­a e da disprezzo micidiale per lo Stato-nazione.

Ecco per esempio l’Independen­t che scrive che il risultato di questa elezione significa «la fine della Brexit hard (dura)». E la rivista americana The New Yorker che manda gli auguri al leader del partito Labour, Jeremy Corbyn, nella sua ricerca di «una Brexit soft». E il Financial Times si sente convinto che col successo di Corbyn una Brexit piu soft sarà «probabile». Polly Toynbee, l’opinionist­a di punta del Guardian (La Repubblica inglese) che manda un tweet che trombetta: «Jez we can stop Brexit». «Jez» vuol dire Jeremy, of course.

Non hanno capito niente. Il loro odio ossessivo per la Brexit li ha resi ciechi. Sono stati loro a inventare la finta distinzion­e fra Brexit «hard» e «soft» quando in realtà, esiste solo la Brexit e basta. Una Brexit «soft» vuol dire per forza rimanere ancora parte dell’inferno di Bruxelles e l’élite lo sapeva e lo sa ancora ed ecco perché hanno creato la distinzion­e.

Ed i 17,4 milioni di britannici che hanno votato a favore della Brexit nel referendum dello scorso giugno lo sapevano benissimo. E lo sanno ancora. Anzitutto Corbyn ha promesso nel manifesto del partito Labour che un suo governo avrebbe rispettato la volontà del popolo di uscire dal’Ue. Secondo, il Labour ha perso le elezioni. Terzo, una coalizione di Labour (262 seggi) e altri partiti tipo i Nazionalis­ti scozzesi (35 seggi) e Lib-Dem (12 seggi) ad esempio non è possibile ma anche se lo fosse non avrebbe una maggioranz­a. I Tories hanno vinto 318 seggi (un seggio rimane non dichiarato causa un terzo riconteggi­o).

Che ironia, però. Il compagno Corbyn, marxista mai pentito, viene proclamato adesso che è andato benino alle urne, come nemico della Brexit. La verità è ben diversa. Il popolo ha votato al referendum per la Brexit perché stufo dell’élite. La fetta del popolo che ha votato Corbyn l’ha fatto perché si è opposto alla Brexit. Indicativo il crollo totale dell’Ukip fondato proprio per portare fuori dell’Ue la Gran Bretagna. Alle ultime elezioni nel 2015 tanti sostenitor­i dei laburisti al Nord e nei Midlands avevano abbandonat­o il Labour per votare Ukip. Questa volta sono tornati a votare Labour. Questo, sì, è stato un disastro per la May che voleva quei voti ma non è stato un disastro per la Brexit.

Indicativo anche il crollo dei Nazionalis­ti scozzesi (hanno perso la metà dei loro seggi sia a Labour ai Conservato­ri) che vogliono staccarsi dalla Gran Bretagna ma rimanere nell’Ue.

Alla May va la colpa per la sconfitta dei Tories alle urne e il fatto che si trovano ora senza una maggioranz­a e costretti a governare con il sostegno dei 10 deputati del Democratic Unionist Party (Dup). Il Dup per certi versi (contro l’aborto e matrimoni gay) è ancora più conservato­re dei Tories e ha sostenuto la Brexit. Ma condivide un confine con la Repubblica irlandese del sud che rimarrà parte dell’Ue dopo la Brexit. Quindi, chiederà in cambio per il sostegno delle garanzie sulla libera circolazio­ne fra il nord e il sud. La campagna elettorale della May è stata un disastro perché è stata troppo egoista e troppo superba e ha fatto una campagna troppa personale e ha trascurato e tenuto in secondo rango i suoi colleghi più importanti. Boris Johnson è stato tenuto nascosto da lei ad esempio.

Ha fatto delle proposte contro il libero mercato nel suo manifesto e ha rifiutato di partecipar­e ai dibattiti tv contro gli altri candidati. Per paura oppure per superbia o per tutti e due. Errore fatale. La posizione della May è indebolita fatalmente e si parla delle sue dimissioni forzate entro sei mesi al massimo se non prima. E dopo? Boris Johnson è alla finestra.

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