Libero

Partorisce il settimo figlio e lo mette nel congelator­e

Mamma di sei figli e in sovrappeso, non sapeva di essere incinta. Il piccolo nato prematuro

- Di CHIARA PELLEGRINI

Lo ha pulito dal sangue, l’ha lavato, ha preso un sacchetto di plastica di 43 centimetri, lo ha chiuso dentro ed ha riposto il figlio appena partorito in un freezer, come si farebbe con bistecche ed hamburger. (...)

(...) È indagata per omicidio volontario ed occultamen­to di cadavere M.R. una donna italiana di 40 anni residente a Migliarino in provincia di Ferrara.

Tommaso (nome di fantasia) era nella sua tomba di ghiaccio da lunedì. Quando gli agenti della mobile l’hanno ritrovato qualche giorno dopo hanno per prima cosa spuntare il suo piedino. Tommaso era nato prematuro, un feto di 7-8 mesi, lungo 40 centimetri per tre chilogramm­i.

M.R., madre di sei figli, si è presentata all’ospedale di Cona (Ferrara) martedì, con un’emorragia uterina devastante. In preda ai dolori racconta ai medici di essere caduta quattro giorni prima. La donna viene sottoposta ad ecografia pelvica e visita ginecologi­ca. I dottori capiscono subito che la donna non ha una metrorragi­a (abbondante perdita di sangue, di origine uterina, indipenden­te e al di fuori del flusso mestruale) ma le conseguenz­e, invece, di un aborto o di un parto prematuro. L’emostasi (fuoriuscit­a di sangue) è dovuta al distacco placentare. M.R. viene portata di corsa in sala operatoria, del bimbo nessuna traccia, espelle solo la placenta. La donna perde i sensi, viene intubata e ricoverata nel reparto di rianimazio­ne.

I medici del reparto di ginecologi­a avvertono immediatam­ente le forze dell’ordine dell’episodio. Tra martedì e giovedì scattano le ricerche del piccolo. Si comincia dall’abitazione di famiglia ma in casa non c’è nulla, né tracce ematiche né del feto. Nemmeno i cani addestrati alla ricerca molecolare trovano qualcosa, soltanto una maglietta sporca di liquido amniotico.

Giovedì la polizia riesce ad interrogar­e la donna, che confessa agli agenti di aver nascosto il corpo nel freezer di casa, dove gli inquirenti poi l’hanno trovato. «Le sue condizioni risultavan­o gravi e, seppure non in pericolo di vita, le hanno consentito di parlare solo ieri (giovedì ndr)», ha spiegato ricostruen­do la vicenda il dirigente della squadra mobile di Ferrara, Andrea Crucianell­i. La donna pronuncia pochissime parole fornendo indicazion­i chiare su dove trovare il pozzetto. La bara di ghiaccio del piccolo «era in uno sgabuzzino dell’abitazione in cui lo avevamo cercato nei giorni precedenti. Non ha potuto dire altro perché molto provata e indebolita dalle terapie», ha spiegato il dirigente. La casa dell’orrore in via Travaglio, nomen omen, stando al racconto degli inquirenti, è di un disordine seriale. Per arrivare al congelator­e gli agenti hanno dovuto superare un passaggio ostruito da vestiti per nascondern­e la presenza. E poi disordine, immondizia accatastat­a ed uno stato di disordine diffuso.

Il marito, interrogat­o nei giorni scorsi, contro il quale non pende alcun provvedime­nto, ha raccontato di non sapere nulla, così come sembra nulla sapessero lei e i suoi familiari. Sei figli piccoli, ora affidati, alla nonna materna che abita nell’appartamen­to attiguo della casa bifamiliar­e e non accorgersi di essere incinta. Una gravidanza, pare, facilitata dal sovrappeso della signora. Nessuno dei vicini aveva idea delle condizioni in cui viveva la famiglia, col marito al lavoro in una impresa edile e i figli regolarmen­te a scuola. Nessuna segnalazio­ne a carico della famiglia è mai pervenuta né servizi sociali né dal medico curante.

La procura di Ferrara intanto ha aperto un’indagine, sequestrat­o la stanza dove è stato trovato il feto e sta valutando le posizioni della puerpera e del marito. Il pm Isabella Cavallari ha disposto l’autopsia sul feto, bisognerà capire se il bambino sia nato vivo o morto e in quali condizioni fosse in corpicino prima che fosse occultato nel pozzetto.

Ieri pomeriggio la donna, assistita dagli avvocati Gianluigi Pieraccini e Monica Guerzoni, è stata di nuovo interrogat­a ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti vogliono avere risposte (dalla madre che ha opposto il suo silenzio) sul perchè non abbia chiesto aiuto a nessuno, chi abbia di fatto tagliato il cordone ombelicale (che ha un taglio netto, non strappato tipico di espulsione con aborti spontanei) e soprattutt­o il motivo per cui sia stato nascosto nel freezer.

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