Libero

Prende un calcio nel sedere cade nel dirupo e muore

Una donna di 60 anni viene colpita alle spalle da uno sconosciut­o di 19 anni, che confessa: «Ero drogato»

- Di LUCIA ESPOSITO

L’ha buttata giù dal dirupo con un calcio, come fosse una palla da far rotolare, un sasso da lanciare lontano, una cartaccia di cui liberarsi. Invece era una donna di sessant’anni che era uscita per una (...)

(...) passeggiat­a con il suo cane e si era fermata a raccoglier­e fiori. L’ha colpita di schiena, il vigliacco. Si è sbarazzato di lei come per togliere un ingombro dalla sua strada, come quando al bowling si lancia la palla per buttar giù i birilli. Come in un videogioco dove schiacci un pulsante ed elimini i nemici e vinci se li butti giù dalla torre. Ma questa donna lui non l’aveva mai vista prima, non sapeva chi fosse. Poteva esserci chiunque in quel momento in quel posto. Quella signora china sui fiori poteva essere anche la sua mamma. Ma a lui non importava niente. Non le ha detto una parola, non l’ha vista neanche in faccia: l’ha calciata e lei è rotolata giù. Poi ha continuato a camminare sullo stesso sentiero, ha cenato come tutte le sere ed è andato a letto come sempre.

Lui ha diciannove anni, si chiama Samuele Viale ed era sotto l’effetto di sostanze stupefacen­ti. «Ho sentito delle voci che mi hanno detto di darle un calcio e buttarla giù», ha confessato al pm.

L’ATTESA ANGOSCIANT­E

Lei si chiamava Giuseppina Casasole e aveva una figlia minorenne. Erano in vacanza a Limone Piemonte, in provincia di Cuneo. Qui d’inverno arrivano gli sciatori perché le montagne sono tra le più nevose d’Italia ma in primavera i prati si riempiono di primule, di viole e stendono tappeti di margherite bianche e gialle. Martedì 30 maggio Giuseppina esce con il suo cane per la solita passeggiat­a, si gode l’aria frizzante e i profumi nuovi della montagna che si risveglia. Poi si ferma a raccoglier­e dei fiorellini sul bordo del sentiero, vuole portarli a sua figlia che la aspetta a casa, li avrebbe messi sul tavolo della loro cena. Invece quei fiori sono volati assieme a lei nel vuoto. In giro ci sono pochi turisti. La montagna in primavera è sospesa tra la stagione sciistica che si è appena conclusa e l’attesa della folla di luglio e agosto. Passano le ore e Giuseppina non torna. La figlia la aspetta a casa. Le sembra di vedere il cane correre abbaiando verso casa e la madre che, a fatica, gli sta dietro. Le sembra di vederla spuntare con il suo sorriso, le guance rosse per il fresco e la voglia di bere un bicchiere d’acqua.

Le mamme tornano a casa, magari ritardano, magari Samuele Viale, 19 anni, ha confessato l’omicidio si perdono, magari si feriscono, ma poi tornano. Giuseppina però non torna. Il campanello di casa è sinistrame­nte silenzioso e più passano le ore, più quel ritardo diventa ingiustifi­cabile. La ragazza non riesce più a scacciare i cattivi pensieri come si fa con gli insetti fastidiosi, quei pensieri che le ronzano in testa diventano un peso sullo stomaco, il presagio di una disgrazia imminente e così dà l’allarme. Gli uomini del soccorso alpino, i vigili del fuoco e anche quelli del nucleo speleologi­co cercano Giuseppina per ore. La figlia, intanto, cerca fili di speranza a cui aggrappars­i. A mezzanotte il corpo di Giuseppina viene trovato giù, nel vallone di San Giovanni. «Porta a passeggio il cane, cade in un dirupo: turista morta a Limone», titolano i giornali del giorno dopo. Si era pensato a un malore: uno sbandament­o, un ictus, un infarto e il corpo che si schianta dopo un volo di cinquanta metri. Si era ipotizzato anche un incidente: un piede messo troppo in là e il vuoto che ingoia il corpo di Giuseppina. Una disgrazia.

LA SCOPERTA

Ma qualcosa non convince i carabinier­i che non archiviano il caso. Sentono molti testimoni e tutti raccontano di aver visto Samuele Viale aggirarsi nella zona quel giorno. Interrogan­o il giovane che cade in contraddiz­ione più volte. Alla fine crolla e confessa. Ha ucciso lui Giuseppina. Lei era china sui fiori e lui ha sentito “quelle voci” e allora ha sferrato un calcio e l’ha buttata nel crepaccio. Il pm Carla Longo ha disposto il fermo immediato che il gip di Cuneo ha trasformat­o in arresto per omicidio volontario. Giuseppina è stata uccisa per caso, perché un drogato passava sulla sua strada e ha pensato di darle un calcio. Non ci sono parole, c’è solo sgomento e incredulit­à per quanto fragili siano le nostre vite nate già precarie. Scoprire che tua mamma non è tornata a casa perché in una sera di maggio un bastardo l’ha buttata giù dal burrone come un rifiuto nella discarica, aggiunge disperazio­ne al dolore. Il malore, l’incidente, la sfiga la metti in conto: ma che a scrivere la parola fine sulla vita della tua mamma sia stato un drogato senza testa né pietà è inaccettab­ile e non serve sapere che adesso - lui è in carcere. Non ci si rassegna a una fine così assurda.

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