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Centrodest­ra unito: via il Pd da Genova

Il centrodest­ra in piazza lancia la volata a Bucci. Con la bocciatura della nuova legge elettorale, forzisti e Lega sono costretti ad allearsi: in Liguria il primo test

- Di SALVATORE DAMA

I grandi della politica si ritrovano tutti (o quasi) a Genova, per una sera. A chiudere la campagna di Marco Bucci ci sono il governator­e della Liguria Giovanni Toti, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia (...)

(...) Meloni e il segretario della Lega Matteo Salvini. C’è anche Beppe Grillo. Un po’ per tirare la volata al suo candidato (il tenore Luca Pirondini), un po’ perché è la sua città.

A duecento metri in linea d’aria c’è tutta la politica che conta. Quasi tutta. Manca Matteo Renzi. Il segretario del Pd non ha un buon rapporto con il candidato della sinistra Crivello. E comunque ieri ha preferito non comiziare. Non pervenuto anche Silvio Berlusconi. Ieri mattina doveva essere a Rapallo per la convention dei giovani di Confindust­ria. Ha dato buca. Per evitare, dicono, di esporsi all’indomani del fallimento del patto a quattro sulla nuova legge elettorale. In realtà il Cav era atteso anche in settimana per sostenere il candidato del centrodest­ra. Poi non se n’è fatto nulla. In generale, l’ex premier si è speso poco in questa campagna elettorale, già proiettato (com’era) verso il voto d’autunno. Nel volgere di poche ore, invece, lo scenario è rapidament­e cambiato. Forza Italia passa dalla prospettiv­a di una corsa solitaria a una nuova ipotesi di collaboraz­ione con gli alleati storici. A questo punto è essenziale il risultato di Genova. E di altre città dove la coalizione Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Giovanni Toti e Paolo Del Debbio ieri a Genova

è viva e vegeta. Nel capoluogo ligure ieri sera c’erano tutti i principali sponsor del centrodest­ra unito. Bagno di folla versus i pochi intimi che, nella stessa piazza, avevano assistito al comizio del Pd la sera prima. «Penso che queste elezioni amministra­tive»,

dichiara Giorgia Meloni, «dimostrera­nno ancora una volta di più che la credibilit­à di un centrodest­ra compatto può fare la differenza, se chiarament­e non c’è ambiguità e l’inciucio con Renzi, che proprio non porta bene né al centrodest­ra

né all’Italia». Da Genova, sostiene Salvini, può arrivare un segnale importante: «Qui è una battaglia politica. Crivello è un infame che deve cambiare mestiere e non merita la fiducia dei cittadini». La vittoria genovese sarà «un segnale di preavviso di sfratto» anche alla sinistra romana. In Liguria due anni fa Toti ha vinto con una coalizione che andava dal Carroccio ai centristi. È un modello che il consiglier­e politico berlusconi­ano vorrebbe vedere riproposto anche in chiave nazionale. Ma non certo con una legge elettorale proporzion­ale. «Vorrei un centrodest­ra unito, compatto e che si candidi a governare il Paese, con una legge maggiorita­ria che ci consenta di farlo», spiega Toti.

In serata, a Genova, prende la parola anche Beppe Grillo. I Cinquestel­le qui potevano giocarsela seriamente. Ma hanno avuto seri problemi nella scelta del candidato. Marika Cassimatis, vincitrice delle comunarie, è stata defenestra­ta dall’ex comico in persona, in quanto giudicata “non degna” del Movimento. La candidatur­a è andata allora a colui che aveva perso la competizio­ne interna, Pirondini. Lo stesso Grillo ha chiuso il caso con un «fidatevi di me» consegnato alla base che aveva deciso in un’altra maniera. Risultato: oggi i grillini si presentano con tre liste, una ufficiale e due presentate dagli eretici espulsi. Ieri sera Beppe ha provato a rimediare in estremis portando in piazza il gotha pentastell­ato. Con lui c’erano il vice presidente della Camera Luigi Di Maio, i sindaci di Livorno e Torino Filippo Nogarin e Chiara Appendino. Ma non Virginia Raggi. Che, deve aver pensato il leader, è meglio non portare in giro come “esempio” di buona amministra­zione grillina... dove andare. Un disastro, proprio vicino al Teatro Regio di Maria Luigia, il cuore storico della città». La voce emerge da un capannello di leghisti, forzisti, fratellidi­talisti; da lì si staglia la figura smagrita di Roberto Calderoli, il vicepresid­ente del Senato che sostiene (l’avevano già fatto Salvini, Carfagna e Meloni), anche fisicament­e, l’unica vera candidata dei partiti: Laura Cavandoli, avvocatess­a biancovest­ita del verde Carroccio.

Cavandoli è al 6-8%, ma tende a salire nei consensi grazie al suo sforzo di unificare il centrodest­ra. L’immigrazio­ne è un suo cavallo di battaglia: «Dobbiamo tornare a render Parma il faro dell’Emilia occidental­e. Nel Pd sono per la sudditanza a Bologna; hanno già venduto quote dell’Ente Fiera di Baganzola. Quella stessa fiera che il Prefetto ha destinato all’ospitalità di 3/4000 nuovi migranti, ma lì non ci sono servizi, né docce, le condizioni igienico-sanitarie rischia di esplodere…». Se la ragazza arrivasse al ballottagg­io correrebbe il rischio di catalizzar­e l’attenzione delle donne, dei moderati delusi, di quelli che ambiscono a un sindaco forte. L’ultimo piccolo grande deposta che Parma ha avuto è stato Elvio Ubaldi, un centrista che come diceva Rodari - «fermava i tram con una mano», lasciando il governo dei comunisti sempre alla porta. Oggi siamo al bivio. Se vince Pizzarotti sarà l’autentica grande sconfitta dei 5 Stelle. Se perde, ci sarà sempre, comunque, l’idea d’una Bastiglia eternament­e in procinto d’essere assaltata…

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