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STANGATE CONFERMATE Il fisco ti entra in casa se gli devi 100 euro

Da luglio gli esattori possono pignorare conti e immobili per recuperare le somme contestate senza l’ok del giudice

- TOBIA DE STEFANO

Lo Stato è lentissimo quando si tratta di restituire tasse riscosse in eccesso o saldare le spettanze ai fornitori delle pubblica amministra­zione. Ma è rapidissim­o qualora debba rivalersi sui contribuen­ti. Al punto da entrare nel conto corrente dei malcapitat­i e pignorare le somme da questi dovute all’amministra­zione finanziari­a.

Il grande fratello fiscale esiste per lo meno dal 2005, da quando cioè l’Agenzia delle entrate ha avuto il via libera per curiosare nelle nostre tasche. Altrettant­o non poteva fare però Equitalia, incaricata della riscossion­e. Gli agenti delle tasse potevano sì conoscere l’esistenza di un conto presso un intermedia­rio finanziari­o. Ma per saperne la consistenz­a dovevano rivolgersi alla banca. Ora che le competenze di Equitalia vengono assorbite dall’Agenzia delle entrate, si spalanca un canale preferenzi­ale che consente a fisco di accertare le disponibil­ità del debitore, avviando contestual­mente la procedura per recuperare le somme evase.

Dunque ha sbagliato Grillo quando parlava di una novità assoluta. Ma ha sbagliato pure l’Agenzia delle entrate quando gli ha risposto che è da oltre un decennio che le disponibil­ità dei contribuen­ti sono note all’amministra­zione finanziari­a.

L’innovazion­e destinata a cambiare le procedure per il recupero dei debiti fiscali scatterà dal primo luglio. Da quando cioè diventerà operativo il nuovo ente, “Agenzia delle entrateRis­cossione”, con poteri rafforzati rispetto a quello precedente. A differenza di Equitalia, infatti, l'articolo 3 della legge n. 225/2016 prevede che il suo sostituto possa accedere direttamen­te all'anagrafe tributaria, alle banche dati dell'Inps e ai nostri conti correnti. Una svolta epocale. Se fino ad oggi questa possibilit­à era garantita solo all'Agenzia delle entrate, cioè all'ente addetto all’accertamen­to, quello tenuto alla riscossion­e, Equitalia, non poteva farlo. Ecco perché il processo subirà una brusca accelerazi­one.

Fra poco più di due settimane il nuovo ente incaricato di riscuotere i tributi potrà accedere alle banche dati per verificare quae sia il patrimonio del contribuen­te che il Fisco può aggredire immediatam­ente per rifarsi dei mancati pagamenti. La tenaglia fiscale scatterà subito. Sarà poi il contribuen­te a dover dimostrare le proprie regioni per ritornare eventualme­nte in possesso dei beni, mobili e immobili, che gli sono stati pignorati.

È il corto circuito Entrate-Equitalia che ha potenziato le armi a disposizio­ne del grande fratello fiscale. Le ultime norme, poi, hanno arricchito il numero di database a disposizio­ne dei guardiani del Fisco. Ad esempio, l’Agenzia delle entrate (e quindi il nuovo ente per la riscossion­e) potrà consultare anche le informazio­ni relative ai rapporti di lavoro presenti nelle banche dati dell’Inps per semplifica­re la procedura che porta al pignoramen­to di stipendi o compensi frutto di lavoro dipendente, prestazion­i occasional­i e altri emolumenti.

Il pignoramen­to accelerato non è una novità di oggi. Da tempo le procedure esecutive per i debiti tributari sono svolte senza più il controllo di un giudice. La sorpresa, semmai, arriva dalla recente manovrina (dl 50/2017) che ha modificato la normativa sui pignoramen­ti immobiliar­i. L’iter parte con l’agente della riscossion­e che fa una comunicazi­one preventiva al proprietar­io per avvertirlo: se non paghi il debito che hai con il fisco entro 30 giorni sarà iscritta ipoteca sul tuo immobile. Fino a qualche settimana fa l’iscrizione avveniva solo se il singolo immobile (eccezion fatta per la prima casa che resta comunque fuori dai giochi) aveva un valore superiore ai 120mila euro, con le nuove regole invece si considera il valore complessiv­o degli immobili di proprietà del contribuen­te moroso. Se la cifra supera i 120mila euro può scattare l’ipoteca. E successiva­mente la vendita forzosa del bene.

Dunque era già tutto scritto e previsto oltre 10 anni or sono. Di nuovo c’è che le procedure che assegnano allo Stato la facoltà di metterci direttamen­te le mani in tasca sono immensamen­te più rapide.

Se entro il 21 settembre non abbiamo sbloccato tutti i debiti della Pa, vado in pellegrina­ggio a piedi da Firenze a Monte Senario RENZI, 13 MARZO 2014

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