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Il governo trova due miliardi per dar la mancia ai poveri

- ROMA

La sensazione, con le urne che in ogni caso si avvicinano, è che si tratti di una misura dal fortissimo sapore elettorale. Qualcuno la chiama mancia e forse non sbaglia. Sta di fatto che il governo ha trovato due miliardi di euro, per contrastar­e la povertà.

È questa la cifra stanziata nel decreto approvato ieri a Palazzo Chigi. Si tratta di un del valore di circa 1,7 miliardi che si incremente­rà, da una parte con la riorganizz­azione di alcune misure, dall’altra parte con una quota rilevante del fondo struttural­e sull’inclusione: è il fondo volto a potenziare i servizi che devono prendere in carico le persone in stato di bisogno, tecnicamen­te che necessitan­o di inclusione.

Al Fondo saranno poi destinati circa 500mila euro in tre anni. Nel Reddito di inclusione, la misura di contrasto alla povertà, rientreran­no in una prima fase di applicazio­ne circa 560mila nuclei familiari. Tra i primi interessat­i dalla misura, ci sono nuclei con un figli minorenni, nuclei con figli disabili, anche maggiorenn­i, donne in gravidanza e nuclei con un disoccupat­o over 55. Platea che si traduce in circa 660mila famiglie alle quali andranno da un aiuto minimo di 190 euro a un massimo di 485 euro. Ma almeno altri 2 milioni di persone corrono il rischio di essere esclusi dagli aiuti. Come funziona? Vene riconosciu­to alle famiglie con un reddito (vale l’ISee, fino a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliar­e, diverso dalla casa di abitazione, fino a 20mila euro (in questo si permette l'accesso anche a chi è proprietar­io della casa in cui abita, ma versa in uno stato di povertà). In prima applicazio­ne sono prioritari­amente ammessi i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupat­i ultra cinquantac­inquenni.

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Paolo Gentiloni e Giuliano Poletti

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