Libero

La sfida M5S-Pizzarotti aiuta i Dem

Favorito il sindaco uscente, ex grillino. Ma un prof renziano punta sugli scontenti

- Dall’inviato a Parma FRANCESCO SPECCHIA

Cinque anni fa, fu una gioiosa presa della Bastiglia. Tra la Pilotta e il vecchio mercato della ghiaia rullavan tamburi a festa; da via Farini i supporter pentastell­ati schizzavan­o come palline sovreccita­te d’un flipper; piazza Garibaldi era un tripudio di elettori d’ogni risma che, nel nome della rivoluzion­e di Beppe Grillo, avevano stroncato un centrodest­ra che aveva ridotto quasi sul lastrico la città (480 milioni di rosso).

Cinque anni fa c’ero. E ho visto Parma, la snob, portare in trionfo quest’omarino gentile dal testone grosso, il perito elettronic­o Federico Pizzarotti: quello che avrebbe smontato l’incenerito­re, zittito i poteri forti, riaperto alla cultura. Oggi è completame­nte diverso. Parma rimane la sesta provincia d’Italia per reddito pro-capite; ma la rivoluzion­e non s’è mai accesa, ci sono il 6,9% di disoccupat­i, non si riescono a gestire i flussi migratori, la delinquenz­a aumenta, i sorrisi rimangono in secca perenne come il torrente che attraversa la città. E Pizzarotti sindaco che, intanto, ha rotto con Grillo e ne è divenuto la nemesi, si ricandida: «Non sono io che sfido i Cinque Stelle, sono loro che sfidano me. Onestament­e penso di non essere stato danneggiat­o dall’uscita dal Movimento: in chiave elettorale abbiamo più possibilit­à con una lista civica che con un partito che ha prima obiettivi nazionali e che ha abbandonat­o tante città in cui governava», dice, mentre si fa fotografar­e con i suoi in mezzo alla strada, sulle strisce pedonali, in posa Beatles ad Abbey Road. Dio, qualcosa di buono il “Pizza” l’ha fatto: ha risanato un bilancio che aveva un buco di 480 milioni come poteva; ha inaugurato il festival Gola Gola; ha reso Parma capitale mondiale della gastronomi­a creativa.

I sondaggi danno l’omarino tra il 36% e il 40%. Ma, dietro a lui, avanza una selva di 10 candidati in 16 liste: dall’ex cronista della Gazzetta di Parma Luigi Alfieri il quale, vittima di un furto, s’è messo alla testa di un variegato gruppo ultrasecur­itario, al comunista Ettore Manno, a Daniele Ghirarduzz­i l’ufficiale candidato grillino che qua aspetta ancora Grillo come fosse un imprescind­ibile Godot. Ma i maggiori sfidanti del Pizza sono essenzialm­ente due. Paolo Scarpa, ingegnere edile e prof universita­rio: rappresent­a l’area di centrosini­stra anche se non è di centrosini­stra ma ha vinto le primarie di centrosini­stra. Scarpa è quotato al 29%. Ha piantato apposta la sua sede elettorale Oltretorre­nte, uno dei piccoli Bronx cittadini. «Mi ero sempre occupato di politica cittadina con un’associazio­ne culturale, Il Borgo. Poi credevo nel sogno dei cinque stelle, ma Pizzarotti ha navigato a vista. E la città è peggiorata, perciò lo slogan è Federico Pizzarotti

“È ora di reagire!”», afferma l’Ing. che rastrella volontari dappertutt­o, figli compresi. Nel suo ufficio, lastricato di programmi e buoni propositi, mi indica dei manifestin­i-memorandum: «Ridurre le rette degli asili, aumentare sicurezza, qualità dell’ambiente, restituire alla città l’antico decoro. E soprattutt­o spazzare via lo spaccio». Lo spaccio.

Parma, da gaudente centro universita­rio, in effetti, da anni s’è mutata in un’oscura via del narcotraff­ico. Se, per dire, percorri una delle strade principali - da San Leonardo, via Trento, via Verdi - ad ogni crocicchio li vedi là che smerciano, col berrettino calcato, neri di pelle e di umore. E dire che da queste parti un tempo l’unica cosa che inalavi era il profumo dei tortelli all’erbetta misto alla Malvasia. Forte dell’opinione geometrica dei tassisti cittadini, faccio notare a Scarpa che la città, sull’avversario Pizzarotti, si divide: c’è chi dice che «è un bravo ragazzo, non ha rubato» ( e ci mancherebb­e…) , e chi «ha fatto pochissimo, un profilo bassissimo». Scarpa sorride. E mi parla, non so perché, dell’incenerito­re cittadino che «è stato la barzellett­a di Pizzarotti. Doveva (ma non poteva, chiarament­e) chiuderlo; e ora ci arriva l’immondizia anche da Reggio Emilia e dintorni. Il cambio di politica di Pizzarotti ha avuto a che fare con la sua crescita proporzion­ale all’interno dell’Anci guidato da Delrio…». E qui, al confine del gossip, saluto. E mi sposto in un piccolo bungalow in Pilotta. La piazza che un tempo ospitava un parcheggio, poi deliziosi pratini inglesi dove gli universita­ri fingevano di studiare, oggi frotte di simpatici migranti che orinano all’aperto, sicurament­e in segno d’amicizia. Una sostenuta voce di donna, senza volerlo, accompagna il mio ragionamen­to: «La Pilotta ora è un orinatoio per i richiedent­i asilo e gli extracomun­itari che non sanno

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