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Il centrodest­ra pensa a rifare la coalizione

Se le elezioni amministra­tive di domani daranno buoni risultati, il Cav rivedrà il modello nazionale. Telefonata col leader Pd

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i perditempo. In un Paese normale Mattarella sciogliere­bbe le Camere e si voterebbe». Il patto a quattro è definitiva­mente sfumato, assicura Salvini, nonostante gli inviti berlusconi­ani a tornare al tavolo: «È impensabil­e rimettersi a sedere adesso con chi ha tradito. Non crediamo più ad alcun tipo di accordo».

Anche Berlusconi dice di tenere a un centrodest­ra unito: «Ho insistito molto, in questi mesi, sulle necessità che la coalizione di centrodest­ra proceda compatta. Considero l’unità un valore imprescind­ibile, frutto di un’esigenza che proviene dal nostro elettorato. Il centrodest­ra unito», dichiara in un’intervista al Messaggero, «è vincente in quasi ogni scenario». Tuttavia Silvio ha davanti a sé un calendario diverso da quello dei suoi alleati. Il voto anticipato all’autunno era una condizione tollerata, in cambio della quale il leader di Forza Italia aveva ottenuto il sistema proporzion­ale. Archiviata la legge elettorale alla tedesca, Berlusconi non ha più fretta di tornare alle urne. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha fatto sapere che non prenderà decisioni prima dell’8 settembre prossimo. Dunque il suo caso rimane in sospeso. Così come la possibilit­à di essere candidabil­e alle prossime elezioni. Il Cav temporeggi­a. Anche perché sa che chi parla di riunificar­e il centrodest­ra, magari non lo dice esplicitam­ente, ma vuole farlo senza di lui. Berlusconi allora propone di rilanciare il tavolo della legge elettorale. Magari provando a tirare dentro i centristi, offrendo loro una soglia di sbarrament­o più bassa del 5 per cento.

«Le elezioni del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati sono disciplina­te dalla legge 4 agosto 1993, n. 276».

La mia proposta non è la pura e semplice ripresenta­zione del Mattarellu­m, perché ha come scopo quello di ripristina­re la sola disciplina prevista da quella legge per il Senato, estendendo­la ora, attraverso quest’unico articolo, anche alla Camera, in modo da evitare «le liste bloccate» per il 25% dei seggi assegnate alla Camera, come originaria­mente previsto dalla legge Mattarella. Avremo così un sistema elettorale sicurament­e costituzio­nale, e addirittur­a senza «liste bloccate». Se su questo non si trova consenso in Parlamento, si potrebbe, del resto, sempre far rivivere nella sua interezza il Mattarellu­m. Anche in tal caso, basterebbe un solo articolo che disponga il rinvio «fisso» alle Leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277. Nel qual caso la soglia di sbarrament­o alla Camera sarebbe il 4% e non il 5%.

Nessun sistema, sia chiaro, garantisce la governabil­ità - se non forse quello tedesco, attraverso la «sfiducia costruttiv­a» - e neppure il Mattarellu­m fa eccezione. Ma è incontesta­bile che il Mattarelum garantisca un certo equilibrio tra governabil­ità e rappresent­atività. Con esso si è votato per tre volte: nella XII legislatur­a (Governo Berlusconi I, poi caduto), nella XIII (Governo Prodi, poi caduto), nella XIV (Governo Berlusconi, che giunge a fine legislatur­a). Al Mattarellu­m andrebbe, pertanto, riconosciu­to il merito di aver favorito ed incentivat­o, anzitutto, un sistema partitico bipolare e l’alternanza al Governo, nonché - in almeno un caso - persino la governabil­ità. È questo è un segno di democrazia. Si sente spesso dire che il Mattarellu­m oggi non andrebbe bene perché il sistema è tripolare. Nemmeno ai tempi di Mattarella era bipolare. Esempio: nel 1994 non c’erano solo Berlusconi e Occhetto, ma anche Segni. Il Mattarellu­m fa solo un po’ di chiarezza tra le forze in campo, riducendo la complessit­à, non limitandos­i come il sistema proporzion­ale a fotografar­e il corpo elettorale, ma cercando di modificarl­o, offrendo una sintesi accettabil­e, anche sotto il profilo costituzio­nale, tra governabil­ità e rappresent­atività. Come che sia, questo Parlamento si è dimostrato incapace di fare una legge elettorale. Altro non gli resta che far rivivere una legge precedente. Tutti vogliono andare al voto e allora tutti approvino quello che abbiamo qui proposto. In una settimana la legge elettorale è fatta. Riuscirann­o i nostri eroi a votare questo unico articolo? Se si vuole andare a votare subito un modo c’è. La pazienza del popolo è al limite della sopportazi­one.

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