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Cambia strategia e guarda a sinistra

Il Rottamator­e si rassegna: niente elezioni anticipate, il nuovo obiettivo sono le Politiche di primavera Contatti con Pisapia per escludere Bersani e D’Alema. Ma Matteo ignora la richiesta di primarie

- ELISA CALESSI RIPRODUZIO­NE RISERVATA PROTAGONIS­TI

Alleanze sì, ma non con tutti. E non a qualunque condizione. Si potrebbe sintetizza­re così la linea di Matteo Renzi dopo il «fallimento impression­ante», come lui stesso lo ha definito, dell’accordo sulla legge elettorale. Naufragato quel tentativo, ora si volta pagina. E i cambiament­i principali sono due. Il primo riguarda l’orizzonte del voto. Il segretario del Pd si è messo il cuore in pace: non si voterà prima dell’aprile 2018. Ma non è detto sia un dramma. «Contrariam­ente a quanto tutti pensano», dice un uomno a lui molto vicino, «Matteo ha sempre avuto dubbi su cosa fosse meglio, se il tempo giocasse a suo favore o no». Ora non è più una scelta. Il presidente Mattarella ha fatto capire che la finestra di settembre è chiusa, se non si trova un nuovo accordo. Dunque, si va a scadenza naturale. Certo, non sarà facile reggere quasi un anno, senza logorarsi. «Dovrà inventarsi qualcosa», dicono i suoi, preoccupat­i. Ma Renzi confida nel fatto che i dati economici sono buoni e dovrebbero migliorare. «Il problema sarà più che altro per Gentiloni...», si chiosa. Renzi tornerà ad alternare bastone e carota, non risparmian­do critiche a ogni provvedime­nto.

Il secondo cambiament­o riguarda il tema alleanze. Dando per assodato che un’altra riforma elettorale è improbabil­e, al Senato si correrà con le coalizoni (previste dal Consultell­um). Renzi, qiundi, proverà a costruire qualcosa. A sinistra, con Giuliano Pisapia. Ma non a qualunque costo. «Bisogna capire», è il ragionamen­to, «di chi si fa carico: Sinistra Italiana, Mdp, D’Alema? Il problema, ora, è suo più che nostro». Tradotto, Renzi cercherà di costruire un’alleanza con l’area che si sta creando attorno all’ex sindaco, anche per evitare di lasciargli praterie. Ma non intende “imbarcare” i bersaniani e la parte più radicale della sinistra. D’altra parte, si dice, è una condizione reciproca: la sinistra-sinistra non intende aver nulla a che fare con Renzi, avendo criticato ogni provvedime­nto fatto dal suo governo, dal Jobs Act agli 80 euro passando per la riforma della scuola fino a quella della Costituzio­ne. «Pisapia», si nota tra i renziani, «si è schierato per sì alla riforma della Costituzio­ne, D’Alema, Bersani e Sinistra Italiana per il No. Il problema di fare una cosa insieme dovrebbe essere loro». Il leader del Pd è convinto di avere il coltello dalla parte del manico, perché il Consultell­um, legge in vigore al Senato, prevede una soglia all’8%, mentre si abbassa al 3% se ci si coalizza. È principalm­ente interesse di Pisapia, si dice, fare un’alleanza con il Pd.

E cade nel vuoto, almeno per ora, anche la proposta che l’ex sindaco di Milano ieri ha lanciato al segretario dem: «Matteo Renzi faccia le primarie se davvero vuole la coalizione di centrosini­stra, poi vediamo chi le vince». Dalle parti del segretario si replica con un eloquente «mah».

Poi c’è il centro. Con Angelino Alfano, Renzi, per ora, non intende avere nulla a che fare. I rapporti sono a zero. Diverso è con Carlo Calenda, con cui ieri si è sentito al telefono. Anche con il ministro dello Sviluppo economico è reduce da mesi di totale freddezza. Ma, da pragmatico qual è, il segretario del Pd ha capito che, se qualcosa al centro nascerà, sarà attorno al ministro. Ha annusato i movimenti di un certo mondo imprendito­riale attorno a Calenda. Da buon stratega, sa che certi nemici è meglio farseli amici. È questo il caso.

Insomma, Renzi è pronto a fare alleanze. Ma vuole scegliere con chi. Non ci sta a rifare l’Unione. Del resto, che tra Pd e Mdp, per dire, ci sia una notevole distanza politica oltre che umana, si è visto proprio ieri alla festa di Radio Popolare, dove si è assistito a uno scambio corrosivo tra Enrico Rossi (Mdp) ed Emanuele Fiano (Pd): «Bisogna accelerare sullo ius soli e superare la legge Bossi-Fini», ha detto Rossi, aggiungend­o che «la scuola, dopo il governo Renzi, spende 5 miliardi in meno che ai tempi della Gelmini». Lo ha interrotto Fiano: «Non dire balle». Rossi: «Tu sei un po’ arrogante».

Il segretario del Pd, ieri, nella rassegna stampa mattutina (Ore nove), non ha parlato dell’ex sindaco di Milano. Un’allusione si poteva leggere nel riferiment­o al buon risultato ottenuto nelle elezioni inglesi dal leader laburista Corbyn, che, ha detto, è destinato «ad aprire un dibattito nella sinistra europea». Ma come faceva notare la renziana Anna Ascani, su Twitter, «con un candidato diverso forse i Labour, dopo lo scivolone della May, potevano vincere, perdere bene è bello, ma non basta». [Fotogr]

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A sinistra Giuliano Pisapia, sindaco di Milano dal 2011 al 2016.In basso l’ex premier Prodi

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