Libero

I centristi sono rinati e puntano su Calenda

Alfano affida a Lupi il compito di lavorare a un altro soggetto politico moderato. E sogna di farlo guidare al ministro dello Sviluppo economico

- TOMMASO MONTESANO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Premessa: «Alternativ­a popolare ha vinto». E dunque: dopo il doppio brindisi per la cancellazi­one della temuta soglia di sbarrament­o al 5% e, soprattutt­o, per l’addio alle elezioni anticipate - «basta parlarne, caso chiuso» - Angelino Alfano, scampato il pericolo, affida al suo capogruppo alla Camera, Maurizio Lupi, il «mandato» per la «ricomposiz­ione del centro». «Un soggetto nuovo, di moderati, liberali e popolari», gongola il ministro degli Esteri, che sogna di affidare la guida del rassemblem­ent al collega Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, non a caso ieri raggiunto telefonica­mente da Matteo Renzi.

«Non togliamo il piede dall’accelerato­re», è l’input di Alfano. Traduzione: seppur in soffitta la tenaglia dello sbarrament­o al 5%, che per la Camera scende al più abbordabil­e 3% previsto dall’Italicum attualment­e in vigore, Ap proverà comunque a costruire un fronte «che sia alternativ­o al Pd e alla destra populista». Laddove l’aggettivo «populista» serve per escludere dalla ricerca Lega e Fratelli d’Italia, lasciando aperto - in teoria - un ponte verso Forza Italia. Sentiero impervio. La strada migliore da imboccare - una volta conclusa la legislatur­a «nel 2018, a scadenza costituzio­nale» - resta quella di strutturar­e un fronte centrista in grado di superare senza patemi la soglia del 3% a Montecitor­io e magari di oltrepassa­re quella dell’8% prevista dal Consultell­um, su base regionale, per il Senato, almeno in Sicilia.

Incassata la rottura del «patto a quattro» sul sistema tedesco, adesso Alfano offre al Pd con il quale «sosteniamo il governo, ma non ci sentiamo alleati» - di ripartire dalla «maggioranz­a» per riaprire la partita sulla legge elettorale. Armonizzan­do, ma senza decreto - «se sarà presentato in Consiglio dei ministri ci opporemo» - l’Italicum e il Consultell­um in vigore per Camera e Senato. Una prospettiv­a, però, che al momento non decolla, vista la rottura tra Pd e Ap sul modello tedesco. Un clima che potrebbe ulteriorme­nte peggiorare martedì, quando Ap deciderà il da farsi sull’eventuale fiducia che il governo si appresta a chiedere sulla riforma del processo penale. Gli alfaniani sono contrari: vorrebbero discutere i loro emendament­i, soprattutt­o quelli sulla prescrizio­ne.

Ecco, così, che tra i centristi c’è chi scommette che alla fine si voterà con «le due leggi che ci sono già», con un solo aggiustame­nto tecnico in extremis -a febbraio 2018 - per introdurre la preferenza di genere al Senato. Un decreto che non tocchi le soglie e che sia convertito addirittur­a dal nuovo Parlamento per evitare imboscate nelle Aule di quello uscente.

L’eliminazio­ne dello sbarrament­o al 5% fa respirare anche le altre formazioni centriste. Ad esempio Ala. «L’abbassamen­to della soglia favorisce la valorizzaz­ione delle identità», osserva Massimo Parisi, segretario politico della formazione di Denis Verdini. Chiaro il messaggio ad Alfano: «Le aggregazio­ni si fanno con obiettivi, valori e identità comuni. Noi abbiamo portato avanti una battaglia per il sistema maggiorita­rio, le riforme, le unioni civili e il fine vita. Una formazione di ultrà cattolici non ci interessa».

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