Libero

Il voto si avvicina e il boss accusa Berlusconi

Graviano: «Silvio mi chiese una cortesia. Insieme per anni, ora mi pugnala». Ma la sua teoria non sta in piedi

- GIANLUCA VENEZIANI

La migliore smentita alle calunnie del boss Giuseppe Graviano contro Berlusconi sta forse nelle affermazio­ni che lo stesso mafioso rilascia ai pm lo scorso 28 marzo, mentre provano a interrogar­lo in carcere: «Io sono distrutto psicologic­amente e fisicament­e, perché da 24 anni subisco vessazioni… Non sono in grado di affrontare un interrogat­orio finché non sarò in condizione». Un uomo distrutto nella psiche e nel fisico, dunque non pienamente padrone delle sue facoltà, diventa ciononosta­nte - agli occhi dei pm - fonte attendibil­e per indicare in Silvio Berlusconi il colpevole pressoché di tutti i mali che si sono consumati nel biennio tra 1992 e 1994. All’ex Cavaliere vengono addebitate dal boss mafioso, nell’ordine, la responsabi­lità delle stragi del ’92, la conduzione della trattativa Stato-mafia, la richiesta ai mafiosi di un appoggio elettorale per vincere le elezioni nel ’94, infine il tradimento delle promesse una volta al governo, da cui il risentimen­to dello stesso boss. Ce n’è abbastanza per imbastire una bella fiction di fantapolit­ica, a cui crederanno i soliti ideologi e giornalist­i accecati dall’antiberlus­conismo (gli stessi magari che si sono fidati delle tesi di un Massimo Ciancimino…).

Ma andiamo nel merito, cercando di smontare punto per punto le affermazio­ni di Graviano. Dalle intercetta­zioni ambientali, effettuate nel carcere di Ascoli dal febbraio 2016 all’aprile 2017, e relative alle conversazi­oni tra Graviano e il codetenuto Umberto Adinolfi, emergerebb­e innanzitut­to che «lui (cioè Berlusconi, almeno secondo i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi che hanno depositato le trascrizio­ni di quei dialoghi, ndr) voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa». Quel periodo, dicono i pm, sarebbe il 1992, lo «scendere» si riferirebb­e all’intenzione di Berlusconi di entrare in politica, la «bella cosa» indichereb­be invece la necessità di un gesto forte in grado di sovvertire l’ordine del Paese. Ipotesi tuttavia già smentita da un punto di vista giudiziari­o (l’iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati per le stragi di Capaci e via D’Amelio fu archiviata nel 2002 dal gip di Caltanisse­tta) e piuttosto inverosimi­le da un punto di vista politico: che l’ex Cavaliere tifasse per il sovvertime­nto dello status quo con un atto clamoroso viene contraddet­to dalla sua stessa storia, figlia della Prima Repubblica, in continuità con essa, erede del craxismo e protesi della Dc, e non certo in loro contrappos­izione (chi provò a segnare A sinistra, Giuseppe Graviano. A destra, il fratello maggiore Filippo [Fotogramma]

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