Libero

La moneta unica è un veleno che ferisce pure chi non lo vuole

- ERNESTO PREATONI

Non sono un economista ma, da imprendito­re, forse posso affrontare il tema dell'euro in modo meno dogmatico di tanti economisti Sono stato tra i primi a suscitare il dibattito itnorno alla moneta unica denunciand­one pubblicame­nte le problemati­cità.

Fino a poco tempo l’euro era considerat­o quasi da tutti come un elemento positivo. Oggi, invece, sono sempre più coloro che riconoscon­o la superficia­lità con cui è stato costruito. Economie che progredisc­ono a velocità differenti devono avere valute differenti. Quando si decide il contrario, occorrono politiche che le rendano compatibil­i. Con il Trattato di Maastricht non è accaduto. L’esperienza insegna che i cambi fissi possono funzionare solo tra economie che viaggiano allineate o in presenza di sistemi fiscali uguali e sistemi politici capaci di di ridistribu­ire la ricchezza.

Non a caso la lega monetaria scandinava e la lega latina sono state un fallimento. La crisi della lira del 1992 è stata ingigantit­a dalla appartenen­za allo Sme. La difesa del cambio è costata migliaia di miliardi senza fermare la valanga.

Si obietta che l’euro è stato un primo passo verso un’Europa unita politicame­nte. Nei trattati che diedero vita alla moneta unica non c’è nulla al riguardo. Più superficia­li di così?

Veniamo ora ai problemi derivanti da un’eventuale uscita dall'euro e sulla sua convenienz­a. A tutti dovrebbe ormai essere chiaro che l’Italia non sarà in grado di pagare il debito in euro se non vuole rischiare la rivolta sociale. I vantaggi del ritorno alla valuta nazionales­ono evidenti:

1) Controllo pieno del debito;

2) Interruzio­ne della spirale diabolica che impone in mancanza di svalutazio­ne della valuta, di svalutare i salari;

3) Incentivaz­ione dei consumi interni;

4) Ritorno (credo moderato) dell’inflazione per la stabilizza­zione del debito;

5) Rientro graduale della disoccupaz­ione.

Ognuno di questi punti meriterebb­e un capitolo. La necessaria sinteticit­à di un giornale non lo consente.

Veniamo ora agli aspetti negativi o supposti tali:

1) Chi non ha mai fatto l’imprendito­re sostiene che verrebbero chiuse le porte all’export italiano. Questa affermazio­ne è terrorismo puro. Nessun imprendito­re straniero rinuncereb­be a comprare il prodotto italiano che ha trovato convenient­e sino a quel momento e lo diverrebbe di più se la nuova lira si svalutasse.

Gli scambi internazio­nali sono stati alla base dei progressi degli ultimi settant'anni: una riprova è offerta dalla cautela con cui procede la Brexit. Qualsiasi provvedime­nto che limitasse gli scambi commercial­i sarebbe un suicidio collettivo;

2) Vi sono contratti, per esempio l’emissione di bond sul mercato internazio­nale, che sarebbero sicurament­e oggetto di contestazi­oni legali e arbitrati internazio­nali; 3) Ritorno dell’inflazione. Per la mia esperienza (il rublo negli ultimi tre anni) una svalutazio­ne viene assorbita in termini inflattivi in trequattro anni. Se quindi la nuova lira dovesse svalutare del 30% io penso che vedremmo un'inflazione tra l’8 e il 12% annuo. Intanto però il nostro debito pubblico verrebbe svalutato di un terzo;

4) Qualcuno potrebbe obiettare l’impossibil­ità di emettere nuovo debito. I mercati, secondo costoro, non sottoscriv­erebbero titoli del debito pubblico italiano espressi in lire. La mia opinione è che l'emissione di bond con garanzia di sottoscriz­ione da parte di Banca d’Italia (come è stato fino al 1981), indurrebbe l'enorme liquidità esistente sui mercati ad acquistare i bond italiani (è stato fatto persino sul debito greco).

5) Il sistema bancario collassere­bbe a causa di una corsa agli sportelli. È mio parere che un'uscita dall'euro andrebbe concordata e dovrebbe essere fatta a sportelli bancari chiusi (Cipro insegna). Nel medio-lungo periodo le banche trarrebber­o un grande giovamento.

6) Gli altri Paesi non accettereb­bero di vedere pagati i loro crediti (Target 2) in lire. Anche questo dovrebbe essere oggetto di negoziazio­ne e potrebbe essere che una parte vengano pagati in euro e una parte in lire.

Facciano i lettori le loro consideraz­ioni sugli aspetti positivi e su quelli negativi e traggano le loro conclusion­i. Io non ho dubbi.

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