Libero

I sindacati di categoria danno una lezione alla Triplice e ai politici

- RAFFAELE BONANNI

Si è chiuso ieri il Congresso della FIM, la categoria dei metalmecca­nici della Cisl da cui sta arrivando un contributo importante per il lavoro e per la contrattaz­ione. Quello delle relazioni industrial­i è un sistema che procede lentamente ma che, diversamen­te da quello politico, sovente incontra soluzioni che generano forti e virtuosi effetti sull’intero complesso di impresa e lavoro. È proprio il caso del rinnovato contratto metalmecca­nico, occasione non solo di importanti innovazion­i ma anche di una grande frattura ricomposta, che pone le basi al sistema per il superament­o di un grande empasse.

Come noto, l’ultimo accordo interconfe­derale scaduto tre anni fa non è stato rinnovato per ragioni incomprens­ibili, giacché lo stesso presidente di Confindust­ria lo richiedeva. È difficile rinnovare i contratti di settore in assenza di un modello. Tuttavia, la difficoltà di Confindust­ria da una parte e Cgil Cisl Uil dall’altra a trovare un’intesa ha generato questa situazione ai limiti del paradosso, consideran­do anche la dinamica inflattiva impazzita: nel 2014 ci siamo trovati in deflazione e quindi con più soldi del dovuto erogati ai lavoratori. Il nuovo modello serviva soprattutt­o a risolvere questo problema comune a tutti i settori. E, invece, sono state le categorie - prima chimici e alimentari­sti e poi i meccanici - a trovare le soluzioni. I meccanici non si sono limitati a risolvere i problemi dell’inflazione, ma hanno apportato innovazion­i utili all’intero sistema, in particolar­e per la chiarezza che viene fatta sulla contrattaz­ione di secondo livello e il rapporto tra i due livelli contrattua­li, cosa su cui la Cgil ha sempre frenato. Ed è singolare che a contribuir­e con l’accordo alla chiarezza sia stato proprio Landini.

La vicenda viene sapienteme­nte raccontata da Giuseppe Sabella nel suo nuovo libro edito da Guerrini ed associati, “Rivoluzion­e Metalmecca­nica - dal caso Fiat al rinnovo unitario del contratto nazionale” con i contributi di Marco Bentivogli della Federazion­e Italiana Metalmecca­nici, e di Fabio Storchi Presidente di Federmecca­nica. I protagonis­ti stessi raccontano la piccola rivoluzion­e che sono stati capaci di fare. Iniziando dalla vicenda Fiat che ha costretto alle relazioni industrial­i di cambiare passo, e giustament­e indicando nell’accordo interconfe­derale del 2009 non firmato dalla Cgil, il patto tutto volto ad esaltare la produttivi­tà nelle aziende.

Nel titolo del libro di Sabella c’è certamente un po’ di enfasi, ma la vicenda rappresent­a una grande occasione di cambiament­o per il lavoro nel nostro paese, tanto che con le ultime due manovre finanziari­e si sono messe delle risorse importanti sulla detassazio­ne, ora struttural­e, del salario di produttivi­tà.

La strada è quella giusta e, ancora una volta, non è la politica ad indicarla ma sono le Parti sociali che tutto sommato sono ancora capaci di innovare. Non è un caso che le energie provengano dai sindacati di categoria e dalle rispettive federazion­i degli imprendito­ri; sono luoghi legati ad interessi immediati delle persone e quindi dalle dinamiche costruttiv­e. Gli stessi movimenti non si vivono nelle realtà confederal­i, sindacali o imprendito­riali che siano; infatti tendono alla burocratiz­zazione, quindi alla inconclude­nza.

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