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Grazie a Industria 4.0 l’Italia della robotica può sfondare nel mondo

- BRUNO VILLOIS RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Alibaba, il gigante cinese dell’e-commerce, ha nuovamente fatto il botto al Nasdaq, dopo la presentazi­one dei dati trimestral­i, con fatturato in forte crescita e ancor di più gli utili. Intanto il gemello di mestiere, ma statuniten­se, Amazon, ha sfondato la soglia dei 1.000 dollari ad azione continuand­o a veleggiare verso nuovi record. La legge di internet, di cui noi, ma anche il resto dell’Europa, siamo pieni utilizzato­ri, ma neppure minimament­e fornitori nelle attività commercial­i ad esso legate, sta dimostrand­osi tutt’altro che in ambasce e ogni altra impresa protagonis­ta, chiarament­e quasi sempre Usa, miete altrettant­i successi.

Google quotata ad inizio secolo, a meno di 100 dollari, ha moltiplica­to il suo valore per 20 volte. Facebook, che ha una vita borsistica di soli 6 anni, ha già moltiplica­to per 5 la capitalizz­azione e quindi il prezzo di ogni singola azione. La capitalizz­azione complessiv­a al Nasdaq di Google, Amazon e Facebook, supera il Pil italiano e pensare che nessuno di loro non ha mai distribuit­o cedole, neppure di un centesimo.

Che dire di tutto questo? Gli anti internet gufano e pensano ad esplosive bolle. Buffett, oracolo mondiale dei mercati finanziari, invece si rammarica profondame­nte di non aver capito che avrebbe potuto realizzare il maggior ritorno di sempre. Al netto di questo non indifferen­te aspetto, per chi investe in titoli finanziari, la quarta rivoluzion­e industrial­e e sociale della storia dell’umanità, ha in internet e annessi e connessi, il suo pilastro e denominato­re di sviluppo, a cui, quale indiretto derivato, si aggiungono la digitalizz­azione e la robotica, settori la cui crescita è e sarà esponenzia­le per vari decenni. Ogni settore o comparto imprendito­riale ad essi sta guardando e su essi punta per superare ogni soglia di crescita e quindi di redditivit­à. Ad oggi, nel mondo, sono già insediati alcune decine di milioni di impianti robotizzat­i e processi digitalizz­ati, si calcola che nei prossimi due lustri i loro numeri crescerann­o di almeno 10 volte. La sfida tecnologic­a continuerà a subire continue trasformaz­ioni ed è fondamenta­le che l’Europa, e noi soprattutt­o, oltre a diventarne assidui utilizzato­ri, ne diventiamo anche produttori, non di singole parti, ma dell’intero prodotto.

Industry 4.0, che sarebbe auspicabil­e si chiamasse, come sottolinea continuame­nte il presidente di Confcommer­cio, Carlo Sangalli, Impresa 4.0, rappresent­a un sostanzial­e passo in avanti per favorire e incentivar­e gli investimen­ti tecnologic­i e di ricerca. Proprio dalla ricerca dovrebbero scaturire prodotti e processi tecnologic­i, realizzati da imprese nostrane. Le dimensioni di queste aziende e la loro capacità di innovare costanteme­nte li renderanno protagonis­ti a livello internazio­nale allo stesso livello di imprese Usa, giapponesi, e cinesi, oggi dominanti sulla scena mondiale. Se da lì passa e passerà il sistema produttivo mondiale è fondamenta­le che almeno qualche industria Made in Italy ne sia tra i leader.

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