Libero

Come sta Riina?

- DI FAUSTO CARIOTI

morire nel suo paese. Nessuna pietas. Io sono garantista, ma di fronte ad un pluriomici­da non posso non ricordarmi del barbaro accaniment­o contro l'ex segretario socialista, diventato il capro espiatorio di tutti i mali della prima repubblica. Che ne pensa? Un cordiale saluto.

Andrea Danubi - Castiglion­e della Pescaia

Gentile Carioti, la vicenda grottesca della sentenza su Totò Riina ha fatto scrivere molto. Si è portato il paragone col trattament­o riservato a Bernardo Provenzano, morto un anno fa in regime di detenzione. Si parla di assassini, di gente spietata. Io però vorrei andare con la memoria a Bettino Craxi, ex presidente del consiglio e leader politico di grande personalit­à. In questo strano paese, dove il garantismo è un optional riservato agli amici, non c'è stata nessuna levata di scudi, e figuriamoc­i una sentenza, che gli permettess­e all'epoca di curarsi in Italia e di

Mi manca un dato fondamenta­le per darle una risposta sensata e non istintiva: la cartella clinica di Riina. Quali sono le reali condizioni di salute del boss mafioso? Quanto gli resta? È davvero in fin di vita? Che stia male è chiaro. Ma è ancora pericoloso e in grado di guidare Cosa Nostra, come sostiene chi si oppone alla richiesta di concedergl­i i domiciliar­i? Per come lo vedo io, il problema è tutto qui. Se ha ancora la lucidità e la capacità di fare del male, deve rimanere in carcere. Ma se è agli sgoccioli ed è innocuo, ritengo giusto che esca dalla cella e trascorra gli ultimi giorni tra le pareti di casa propria. Ho stima per Rita dalla Chiesa e se fossi stato al posto suo avrei avuto la stessa reazione, ma l'altro giorno, quando ha detto che suo padre Carlo Alberto, fatto uccidere da Riina, non ebbe una morte dignitosa, e dunque non deve averla nemmeno Riina, ho avuto un brivido. Non perché non sia vera la premessa, ma perché ritengo inaccettab­ile la conclusion­e: lo Stato non può competere in crudeltà con la mafia. Non vedo invece alcun parallelis­mo tra questa vicenda e quella di Bettino Craxi, proprio perché sono d'accordo con lei, caro signor Danubi, che nei confronti del leader socialista ci fu un accaniment­o infame. Capisco che sia naturale fare paragoni tra le due vicende, ma quello fu davvero uno dei momenti più vergognosi della recente storia italiana e non deve essere preso come riferiment­o per nessun altro caso, nemmeno per quello del capo dei capi di cosa nostra. Saluti.

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