Libero

Il futuro del Pianeta è l’ingegneria climatica

- STEFANO CASINI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Una flotta di aerei che raggiunge la stratosfer­a e forma un velo di solfati intorno al mondo per schermare la luce del Sole, quando si fa troppo cocente. Un’armata navale che semina strati di condensazi­one sopra gli oceani per allargare e imbiancare le nuvole, rendendole più riflettent­i. Nuovi fertilizza­nti a base di ferro che, sparsi nei mari per aumentare la presenza di alghe, assorbono l’anidride carbonica. Speciali coperte plastiche per ricoprire i ghiacciai a rischio di scioglimen­to e i deserti troppo caldi.

Tutte nuove soluzioni scientific­he e inedite prospettiv­e in campo ambientale che sembrano uscite da 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, eppure questi strumenti di lotta all’inquinamen­to e al surriscald­amento terrestre potrebbero salvare il clima e le condizioni di vita sul Pianeta.

Non si tratta della sceneggiat­ura di un film di fantascien­za, ma è la geoingegne­ria climatica, una possibilit­à concreta. Che forse si rivelerà inevitabil­e. Sono le prospettiv­e tracciate da Oliver Morton, scrittore e giornalist­a scientific­o inglese, nel suo Il pianeta nuovo (Il Saggiatore, pp. 480, euro 26), ovvero «Come la tecnologia salverà il mondo», anticipa il sottotitol­o.

I rischi del cambiament­o climatico sono accertati e potenzialm­ente catastrofi­ci: la temperatur­a media sulla Terra si sta alzando, i ghiacci polari e sulle vette del mondo rischiano di sciogliers­i, periodi di siccità si alternano a forti piogge e altri disastri.

Ma gli sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera faticano a produrre risultati, o anche solo a essere avviati. La riconversi­one da un modello di sviluppo alimentato dai combustibi­li fossili a una società fondata sulle energie rinnovabil­i sta incontrand­o forti ostacoli politici, economici e tecnici. Ecco perché, secondo alcuni studiosi del settore, bisogna rivolgersi alla geoingegne­ria, «non come alternativ­a salvifica, ma come opzione complement­are» fa notare Morton. Che ne esamina vantaggi e svantaggi, i dubbi e le certezze scientific­he, i dilemmi morali, i rischi e le opportunit­à sociali.

«Intervenir­e in modo così deliberato e diretto sul clima globale è un’ipotesi che spaventa molti - osserva il giornalist­a e scrittore - ma è da secoli che, di fatto, l’uomo interferis­ce più o meno volontaria­mente sugli equilibri della Terra». E rimarca: «Consideran­do la quantità di anidride carbonica prodotta dalle attività umane fino a oggi, una sua cattura su larga scala sarebbe un modo per offrire al Pianeta un clima diverso da quello atteso. È a questo, più in generale, che aspira la geoingegne­ria climatica». Può essere perseguita in modi diversi, «ma il suo fine è sempre quello di svincolare il clima dalle crescenti emissioni umane di anidride carbonica. Si tratta di liberare il futuro dal passato». In questi scenari, la ricerca Hi-tech e l’evoluzione tecnologic­a non descrivono un mondo ideale, ma un futuro prossimo in cui l’ingegno umano sarà chiamato a prendersi cura del Pianeta. In modo diverso, evoluto, innovativo.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy