Libero

C’è un profugo che lavora e ci ringrazia

Il nigeriano che pulisce corso Buenos Aires: faccio qualcosa di utile per chi mi ha salvato

- AZZURRA NOEMI BARBUTO RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Qualche giorno fa il mio direttore mi ha detto: «Non dobbiamo fotografar­e e raccontare soltanto le cose brutte che vediamo, ma anche quelle belle. È un nostro dovere». Ed io ho pensato: «Sì, ma quando capita di vedere cose belle per strada? Io ci trovo solo degrado e miseria». Invece, ieri mattina è accaduto un vero miracolo. Sembrava un comune mattino di giugno a Milano. Nulla di diverso. Esco di casa e trovo come sempre davanti al bar il solito profugo che chiede l’elemosina, dicendo: «Sciao, bella». Davanti all’edicola ritrovo il suo collega, che come ogni mattina esclama: «Sciao Signora». Continuo a camminare e vedo gli altri loro colleghi che hanno già preso servizio di “mendicazio­ne”, attività sempre più in voga in città. La via è gremita. Ogni esercizio commercial­e ha davanti all’ingresso il suo richiedent­e denaro. Non era così due anni fa. Ora è sempre peggio. Dopo essere stata salutata e poi mandata a quel paese da almeno 30 immigrati (che nel nostro Paese sono arrivati senza invito) lungo un percorso di circa 800 metri, mi blocco sul marciapied­e. Non voglio credere ai miei occhi. Forse è un miraggio, forse sto ancora sognando. Provo a darmi un pizzicotto. No, è tutto reale. Davanti a me trovo un extracomun­itario che non vende prodotti contraffat­ti, che non tende il cappellino o il bicchiere di plastica per ricevere qualcosa, che non ozia sulla panchina, che non regge il suo smartphone, bensì una scopa, concentrat­o nello spazzare alla perfezione il largo e lungo marciapied­e di corso Buenos Aires. La gente che gli passa accanto lo guarda stranita almeno quanto me. Qualcuno inciampa. Qualcun altro Il cartello esposto dal profugo tira una gomitata all’amico per indicare l’uomo che, incurante dello stupore che suscita, continua serafico a raccoglier­e dalla strada immondizia, cicche, polvere, carte, tutto ciò che trova.

Non posso fare a meno, dopo essermi ripresa, di avvicinarm­i. Su un cartello leggo: «Volontario. Ho deciso di mantenere la strada pulita da solo. Il mio contributo e (senza accento, ma lo perdoniamo) di offrire un servizio di pulizie alla comunità e alla nazione». Da solo sì, dato che nessuno dei tuoi compagni fino ad ora ha mosso un dito per fare, ma ha allungato le mani solo per ricevere, aprendo la bocca solo per lamentarsi e mai per ringraziar­e un Paese che vi ha aperto le braccia e provvede a voi come meglio può. Napoleone è d’accordo con me. È nigeriano e ha 42 anni. Sorride. Dice che lui vuole fare qualcosa di utile per l’Italia, che lo ha accolto, salvandolo dalle acque del mar Mediterran­eo circa un anno e mezzo fa. Ora lui è ospite di una struttura di accoglienz­a e, invece di ubriacarsi, dormire, rubare biciclette, spacciare, vendere merce illegale sul marciapied­e, lo pulisce, non chiedendo nulla, non pretendend­o nulla, non mandandoti al diavolo nel caso in cui tu non abbia una moneta da lasciare. «Quando finirò di pulire la strada, troverò qualcos’altro di utile da fare, poi tornerò a spazzare il marciapied­e. Stare con le mani in mano aspettando che gli altri facciano al posto nostro non migliora il mondo, lo peggiora», ci dice Napoleone. E sorride. Chissà che qualcuno non segua il suo esempio capendo che nulla ci è dovuto e che tutto deve essere meritato attraverso la buona volontà. Basta poco. A volte basta solo una scopa.

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