Libero

Nessuno vuol dirmi come sta Riina

Rita Dalla Chiesa: «Ho chiesto chi avesse stilato i referti: nessuna risposta. Mio padre non ha avuto una morte dignitosa»

- di RITA DALLA CHIESA

Gentile Fausto, sono d’accordo con lei. Lo Stato (nel quale io profondame­nte credo) non può e non deve, in alcun modo, competere in crudeltà e ferocia con la mafia. (...)

(...) Ma l’ergastolo è ergastolo. Non possono esserci spiragli per qualcuno che si chiama Totò Riina, e non, allora, per il signor Mario Rossi, anche lui vecchio e malato e condannato a stare in carcere tutta la vita.

A parte il fatto che Riina è in un ospedale di eccellenza dove riceve tutte le cure del caso. A parte il fatto che lui vive a pochi metri da dove, invece, sono sepolti mio padre e Emanuela, ho sempre sostenuto che tutti dovrebbero avere il sacrosanto diritto di morire in modo “dignitoso”. Dico solo che mio padre, Emanuela, e i troppi che sono stati lasciati per terra o, a brandelli, in cima a un palazzo, hanno ricevuto un altro “addio” al mondo. Irriconosc­ibili, senza una nostra carezza, sotto lo sguardo di tutti, fotografi e telecamere comprese, e senza la protezione della pietas umana della gente. Ferma ai lati delle strade a commentare. Mi creda, non è facile dimenticar­e alcune immagini. Ti si stampano negli occhi per una vita intera. Quando guardo negli occhi una figlia, una moglie o un parente che ha subito la nostra stessa violenza, in quegli occhi vedo altri volti, altre vite, ma l’identico dolore.

Ho chiesto di poter sapere chi ha stilato i referti medici. Nessuno che si sia assunto la responsabi­lità, mettendoci la faccia, di dire quali siano le sue reali condizioni di salute. La legge va applicata per tutti nello stesso modo. Non sono una giustizial­ista, mai stata. Anzi. Ma questa volta c’è qualcosa che mi sfugge... e non solo a me. Cordiali saluti.

***

Ciao Rita. Ti ho telefonato ieri, appena ricevuta la tua lettera, e ci siamo dati del tu: permettimi di farlo anche davanti ai lettori. Consentimi pure di spiegare a chi ieri non ha letto Libero le ragioni che ti hanno spinto a scriverci. Un lettore, Andrea Danubi, mi aveva chiesto cosa ne pensassi della richiesta di scarcerazi­one avanzata dai legali di Totò Riina per motivi di salute, che la Cassazione esaminerà il 7 luglio. Gli ho risposto che, a parer mio, tutto dipende dalla cartella clinica del capomafia: se ha ancora la lucidità e la capacità di fare del male, deve rimanere in carcere; ma se è davvero in Qui a sinistra, Rita Dalla Chiesa davanti a una targa che ricorda suo padre, il generale Carlo Alberto (nella foto piccola a sinistra in basso), ucciso in un agguato mafioso a Palermo il 3 settembre 1982. A sinistra in alto, Totò Riina, ex boss di Cosa Nostra condannato a svariati ergastoli, in un’immagine tratta dalla trasmissio­ne di Rete4 “Quarto grado”: si discute se permetterg­li di andare a morire a casa

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