Libero

Parlamenta­re è sempre meglio che lavorare

- Di VITTORIO FELTRI

Non abbiamo mai creduto alle elezioni anticipate e abbiamo scritto in tempi non sospetti che non ci sarebbero state. E non ci saranno. Ovvio, il 50 per cento dei parlamenta­ri avrà diritto alla pensioncin­a soltanto dalla fine di settembre in poi, pertanto è sicuro: esso ha agito per bloccare la nuova legge elettorale alla tedesca allo scopo di salvarsi. Avrebbe bocciato qualsiasi norma alternativ­a non per motivi tecnici, bensì per tagliare il traguardo autunnale con la garanzia di ottenere l’assegno mensile. Chi non ammette che le cose stanno così o è un ingenuo o mente sapendo di mentire.

Onorevoli e senatori pensano a se stessi, alla loro cadrega e agli emolumenti. Non dico che del resto se ne freghino, sempliceme­nte lo consideran­o secondario. D’altronde sono uomini e donne con le loro fragilità e debolezze. Hanno scelto la carriera politica per convenienz­a, anche perché in altri campi è difficile svettare se non si hanno capacità specifiche, mentre per conquistar­e un seggio basta essere raccomanda­ti dal leader di un partito.

Gli stupidi che occupano un seggio a Montecitor­io o a Palazzo Madama sono più numerosi di quanto non si immagini. Guardarli in faccia o ascoltare i loro discorsi per credere. (...)

(...) Cosicché si illude chi spera ancora che la Casta trovi un accordo sul sistema di voto idoneo ad aprire i seggi a fine estate. Agli interessi del Paese non c’è un cane che si dedichi con sincerità. La maggioranz­a schiaccian­te dei parlamenta­ri si preoccupa soltanto di essere rieletta per questioni di tasca propria e se ne infischia di quella dei cittadini. So che queste affermazio­ni sono volgari, però riflettono perfettame­nte la realtà, che è più volgare della nostra narrazione terra terra. Quindi ci fanno ridere, quando non ci fanno pena, i pistolotti degli opinionist­i dei giornaloni che cercano di spiegarci le ragioni recondite che hanno indotto alcuni partiti - i maggiori - a boicottare l’approvazio­ne delle norme che disciplina­no le consultazi­oni. La nuda verità è che oltre alla pensione, lorsignori puntano a conservare la poltrona con i privilegi ad essa connessi. Privilegi modesti, dal nostro punto di vista, ma pur sempre preferibil­i al lavoro autentico che gli italiani sono obbligati a svolgere per tirare a campare decentemen­te.

Sia a destra che a sinistra prevale l’esigenza di avere una candidatur­a sicura, e per ottenerla gli aspiranti alla conferma sono pronti a qualsiasi compromess­o. Le ideologie sono morte, viceversa le ambizioni sono vivissime. Le stesse che animavano i personaggi in vista di 50 anni orsono. In conclusion­e, non c’è da aspettarsi dai peones qualche soluzione ai problemi nazionali. Ai quali essi non hanno mai badato ieri e non baderanno domani per una banale questione: si accontenta­no di sopravvive­re. Il voto serve solamente ad assicurare loro l’indennità, la presenza in TV e il titolo di onorevole che, in certi ambienti, per esempio al paesello, fa ancora effetto. Andremo alle urne allorché farà comodo ai tribuni del popolazzo. Non prima né dopo. Siamo qualunquis­ti? Meglio qualunquis­ti che beoti.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy