Libero

Santa ingerenza del Papa: Italia da aiutare sui profughi

Il Papa incontra Mattarella e dice che non possiamo farci carico da soli degli stranieri. Poi ricorda le nostre radici cristiane

- Di RENATO FARINA

Il discorso del Papa all’Italia si può sintetizza­re così: senza la Chiesa l’Italia muore, senza la memoria dei padri e dei nonni, ancorata sulla fede cattolica apostolica romana, addio speranza di rinascita. La circostanz­a è stata quella solenne della visita protocolla­re del Vescovo di Roma, e capo (...)

(...) dello Stato Vaticano, al presidente della Repubblica, ieri mattina al Quirinale, che a suo tempo fu la residenza dei Pontefici. Trascuriam­o qui il discorso di Sergio Mattarella, senza offesa, ma è il realismo a imporcelo. Troppo grande è il differenzi­ale di potenza tra le due autorità a privilegia­re Francesco.

La questione è: ha ragione il Papa o è nostalgia di un tempo che non ritorna? Ieri su Libero abbiamo raccontato in prima pagina l’avventura di un prete ligure, don Lorenzo Nanni, dalla bella faccia e dagli occhi sorridenti, che ha tenuto a bada tre ladri sorpresi in casa di sua madre, poi messi in fuga con quattro sganassoni ben aggiustati, salvo poi dir messa per loro e chiedere perdono di non averli amati abbastanza. Chi non si riconosce tra noi in una umanità così, si abbia fede oppure no? È la storia di don Camillo (e Peppone) con quel sentimento di appartenen­za a qualcosa che viene prima delle opinioni politiche e comporta una fraternità pratica, fatta di lavoro, famiglia, bontà generosa verso i poveri e i bisognosi, nessuna indulgenza verso il delitto, ma prontezza a sostenere il recupero di chi vuol cambiare strada.

LA MEMORIA DEI NONNI

Così il Papa argentino ha fatto ieri un discorso molto italiano, con la rivendicaz­ione delle proprie radici nella campagna piemontese. Ecco l’esordio: «Guardo all’Italia con speranza. Una speranza che è radicata nella memoria grata verso i padri e i nonni, che sono anche i miei, perché le mie radici sono in questo Paese. Memoria grata verso le generazion­i che ci hanno preceduto e che, con l’aiuto di Dio, hanno portato avanti i valori fondamenta­li: la dignità della persona, la famiglia, il lavoro… E questi valori li hanno posti anche al centro della Costituzio­ne repubblica­na, che ha offerto e offre uno stabile quadro di riferiment­o per la vita democratic­a del popolo. Una speranza, dunque, fondata sulla memoria, una memoria grata». La memoria dei nonni. Chi oggi sa dire seriamente queste cose, credendoci, e facendosi credere? Francesco, e basta. Nonni non vuol dire per il Papa fatica di curarli, di assisterli, ma sorgente di significat­o e di speranza.

Poi l’elenco dei problemi. «Viviamo tuttavia un tempo nel quale l’Italia e l’insieme dell’Europa sono chiamate a confrontar­si con problemi e rischi di varia natura, quali il terrorismo internazio­nale, che trova alimento nel fondamenta­lismo; il fenomeno migratorio, accresciut­o dalle guerre e dai gravi e persistent­i squilibri sociali ed economici di molte aree del mondo; e la difficoltà delle giovani generazion­i di accedere a un lavoro stabile e dignitoso, ciò che contribuis­ce ad aumentare la sfiducia nel futuro e non favorisce la nascita di nuove famiglie e di figli».

C’è tutto. Ci sta poi l’elogio per l’«operosa generosità» degli italiani verso i profughi. Ma è sbagliato pretendere che tutto sia caricato sull’Italia. Con realismo politico Francesco dà una mano al nostro governo: «Per quanto riguarda il vasto e complesso fenomeno migratorio, è chiaro che poche Nazioni non possono farsene carico interament­e, assicurand­o un’ordinata integrazio­ne dei nuovi arrivati nel proprio tessuto sociale. Per tale ragione, è indispensa­bile e urgente che si sviluppi un’ampia e incisiva cooperazio­ne internazio­nale».

«LAICITÀ POSITIVA»

Diciamolo. Pesa di più in Europa - e non solo - questo appoggio spirituale di papa Bergoglio all’Italia dei pugni di carta velina sbattuti sul tavolo come piumini da Gentiloni, ma anche se gridasse sarebbe uguale: serie B siamo. Dunque benvenuta questa Santa Alleanza.

Poi il Papa cita Benedetto XVI, elogia la sua concezione di «laicità positiva», applaude all’articolo 7 della Carta Costituzio­nale che integra nella struttura della Repubblica italiana il Concordato e i Patti Lateranens­i. Elogia infine il nuovo Concordato del 1984 - di Giovanni Paolo II e Bettino Craxi dove Stato e Chiesa sono chiamati non a erigere steccati tra loro ma «alla reciproca collaboraz­ione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese».

Se una volta - pochi anni fa, anzi un millennio fa - pareva una concession­e fatta alla Chiesa perché non fosse emarginata, nell’attuale contesto mondiale è una manna per l’Italia e per le sue istituzion­i. Il fatto che Bergoglio le legittimi trattandol­e come preziosa argenteria, e metta la sua popolarità al servizio benevolo della pace sociale, vale ben più di un due per cento di Pil. Persino Pannella, se fosse vivo, s’inchinereb­be a questa interferen­za.

Se oggi il Papa ha un problema non viene dai laicisti: ce l’ha tra i fedeli che sulla carta dovrebbero essere i più devoti. Troppi applausi dal mondo, dicono da destra. Mentre altri (la sinistra) vorrebbero trascinarl­o verso nuove frontiere senza punti fermi, salvo il progressis­mo e una sorta di postmarxis­mo gesuitico. Ho usato termini impropri ecclesiast­icamente come «destra» e «sinistra» perché qualche giorno fa li ha adoperati proprio il Papa, dichiarand­osi stanco di queste contese. Del resto lui è sempre diretto e sincero. Anche se talvolta, per ragioni che attengono alla prudenza o (spero di no) a una sottovalut­azione di alcune pagine del Corano non rinnegate dai suoi amici imam, attacca il «terrorismo internazio­nale» attribuend­olo al «fondamenta­lismo». Evitando di qualificar­lo, stando sul generico, come se non fosse figlio di nessuno.

LE PAROLE AI BAMBINI

Del resto oggi non poteva essere questo il centro del discorso del Papa all’Italia. Batte un chiodo formidabil­e e che pareva prerogativ­a esclusiva di Giovanni Paolo II. Come Wojtyla, Bergoglio chiede a tutti, anche ai non credenti, di rimettere al centro la memoria cristiana, come tessuto prezioso di una vita personale e collettiva buona. Da quando ce ne siamo scordati, siamo precipitat­i in basso, noi italiani. E Francesco cita (davanti ai bambini terremotat­i, ma siamo tutti bambini terremotat­i) un canto degli alpini: «“Nell’arte di salire il successo non sta nel non cadere ma nel non rimanere caduto”. Sempre su, sempre quella parola “alzati”, e su! Che il Signore vi benedica!». Youssef Zaghba, cittadinan­za italiana e marocchina, è uno degli attentator­i di Londra

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Papa Francesco e il capo dello Stato Sergio Mattarella, ieri al Quirinale
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