Libero

Pisapia ha già stretto un patto con Prodi

L’ex sindaco risponde a Renzi: un accordo è possibile solo se si mettono in discussion­e programma e premiershi­p «Serve discontinu­ità, altrimenti ognuno per sé». Ma su lavoro e reddito di cittadinan­za la mediazione è difficile

- ELISA CALESSI RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Il rapporto tra Giuliano Pisapia e Romano Prodi va ben oltre la stima reciproca. Si sentono frequentem­ente, si confrontan­o. Dire che concordano ogni passo è troppo. Ma la sintonia politica tra i due è molto forte. Lo confermano da una parte e dall’altra. L’inventore dell’Ulivo non ha ufficialme­nte aderito a Campo Progressis­ta, l’area creata dall’ex sindaco di Milano. Ma chi gli è più vicino racconta di un’attenzione sempre più forte per una creatura che ormai gli ricorda l’Ulivo più di quanto non faccia il Pd. Si aggiunge un feeling umano, tra Prodi e Pisapia, che, invece, con Renzi non c’è mai stato. E che è precipitat­o in un’occasione che il Professore ancora non dimentica: quando, nel 2015, era in predicato per fare il mediatore della crisi in Libia per conto dell’Onu. Bastava solo un cenno del governo italiano (guidato allora Renzi). Cenno che non arrivò mai.

L’appoggio di Prodi, sia pure per ora non esplicito, significa anche una serie di mondi - intellettu­ali, economici - che guardano con interesse a Pisapia. Impegnati in prima linea sono Gad Lerner, Luigi Manconi, Laura Boldrini, presidente della Camera, l’ulivista Franco Monaco, il centrista Bruno Tabacci. Forti di questi movimenti e di sistemi elettorali che, se restano questi, prevedono sbarrament­i raggiungib­ili (3% alla Camera, 8% al Senato) dalle parti dell’ex sindaco rispondono con molta freddezza alle aperture di Matteo Renzi.

Spiega a Libero Tabacci, amico di lunga data di Pisapia: «Quello che sta nascendo attorno a Giuliano ha una sua forza ed è destinato a crescere. C’era uno spazio vuoto ed è stato occupato. Mi fa piacere che Renzi se ne accorga, anche se un po’ tardi». Il segretario del Pd propone un’alleanza per raggiunger­e il 40%? «Vediamo con che regole si vota. Al momento noi corriamo da soli, non abbiamo bisogno di nulla. Se poi Renzi vuole fare una coalizione, allora bisogna passare dalle primarie». Detto in altro modo: «Se il Pd vuole fare da solo, faccia. Se no, deve rimettere in discussion­e tutto». E «tutto» vuol dire «programma e leadership». «Il Pd ha scelto Renzi come segretario, se si fa una coalizione, il capo va scelto dalla coalizione».

Non è un modo per tirare la palla in tribuna. Dalle parti di Pisapia sono convinti che, se si facessero le primarie, non è detto che le vincerebbe Renzi. L’elettorato di centrosini­stra non è l’elettorato del Pd. E Pisapia non è un uomo della vecchia sinistra. Se poi si aggiunge Prodi, potrebbe vincerle davvero. Massimilia­no Smeriglio, ex Sel, e uomo forte dell’ex sindaco a Roma, dice a Libero: «Corbyn ha vinto le primarie dei laburisti contro una parte del gruppo dirigente .... ». Del resto, «se Renzi è così convinto della sua forza, non si capisce perché non accetti di fare le primarie».

L’altra condizione, altrettant­o pesante per il leader dem, è una «discontinu­ità programmat­ica con il governo Renzi-Alfano». Altro che Jobs Act. «Se si vuole fare una coalizione insieme», dice Smeriglio, «bisogna costruire un profilo programmat­ico condiviso, che preveda punti come il reddito di cittadinan­za, per esempio». In pratica si chiede al segretario di Pd di essere pronto a rinunciare alla propria leadership e di voltare pagina rispetto ai quei «mille giorni» di governo che, invece, Renzi rivendica. Non proprio una risposta calorosa alle aperture del segretario. E se Renzi non volesse? «Continuere­mo sulla nostra strada».

Gli appuntamen­ti, per ora, sono il 24 giugno a Napoli e il primo luglio a Roma, dove si sancirà l’unione con Articolo 1, il movimento creato da Pier Luigi Bersani. E sono proprio i fuoriuscit­i dal Pd a frenare ancora di più rispetto a una coalizione con Renzi: «Oggi non mi pare che ci siano sistemi che prevedono coalizioni», taglia corto Nico Stumpo, parlando con Libero. Renzi dice che insieme a Pisapia potrebbe raggiunger­e il 40% e ottenere il premio di maggioranz­a alla Camera? «Non ho capito cosa gli propone: di entrare nel Pd? Renzi farebbe bene a fermarsi e a riflettere». E al Senato, dove lo sbarrament­o è all’8%? «Ricordo che alle ultime elezioni l’ha superato anche Mario Monti». Conclude il braccio destro di Bersani: «Renzi faccia quello che deve fare. Prima di andare a votare, i due sistemi dovranno in qualche modo essre armonizzat­i. Se ci sarà una legge maggiorita­ria, si faranno determinat­e scelte, se no, altre, sapendo che in ogni caso sarà in campo un altro progetto politico di centrosini­stra».

 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy