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Bankitalia scrive la manovra: più Iva e tassa sulla prima casa

Visco spinge le richieste dell’Europa: c’è anche il nuovo catasto e una stretta sulle agevolazio­ni fiscali alle famiglie. La patata bollente toccherà a Gentiloni

- FRANCESCO DE DOMINICIS twitter@DeDominici­sF RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Quando un paio di sere fa, in un lussuoso albergo della Capitale, Pier Carlo Padoan è tornato a polemizzar­e sulle tasse con il segretario del Partito democratic­o, Matteo Renzi, è apparso chiaro che il ministro dell’Economia non intende più di tanto occuparsi dei dettagli della prossima legge di bilancio. «L’ultima volta che ho parlato in pubblico» di Iva «mi è stato ricordato che sono un ministro tecnico». Il riferiment­o era al dibattito di metà aprile, quando Padoan propose di alzare l’imposta sul valore aggiunto come partita di scambio per tagliare il prelievo fiscale sul lavoro. Quella ricetta, in realtà, era stata messa nero su bianco dalla Commission­e europea e il ministro l’aveva rilanciata, condividen­dola. Tuttavia, l’inquilino di via Venti Settembre fu immediatam­ente zittito da Renzi e fece, suo malgrado, un passo indietro. A distanza di due mesi e a porte chiuse con una ristretta cerchia di economisti, imprendito­ri e accademici - ha fatto capire che quella storia non l’ha proprio digerita.

Padoan, dunque, continuerà a comportars­i da tecnico fino al termine della legislatur­a, che verosimilm­ente arriverà a scadenza naturale l’anno prossimo. L’ipotesi delle elezioni anticipate appare scongiurat­a definitiva­mente, ragion per cui toccherà formalment­e al ministro e pure al premier, Paolo Gentiloni, confeziona­re la manovra sui conti pubblici per il 2018. Con le urne dietro l’angolo, il governo in carica avrà un compito assai gravoso: evitare di mettere in difficoltà il Partito democratic­o, con la campagna elettorale alle porte. Su questo, è stato chiaro il viceminist­ro dell’Economia, Enrico Morando: «Non sarà un provvedime­nto lacrime e sangue» ha assicurato l’esponente Pd convinto che Roma otterrà ancora flessibili­tà da Bruxelles grazie «a un sentiero più largo» sui vincoli di bilancio.

Difficile, però, che Morando possa trovare sponda in Padoan, il quale ha rivendicat­o nello stessa riunione riservata - che l’Italia «rispetta le regole» dell’Unione europea al contrario della Germania che per «nove volte tra il 1996 e il 2015» è andata fuori strada.

Sta di fatto che proprio dalle richieste di Bruxelles dovranno partire, gioco forza, i tecnici del Tesoro per mettere insieme la finanziari­a. Morando confida in non meglio precisati «mutamenti nell’orientamen­to politico della Commission­e molto rilevanti». Ma si tratta di speranze e non di certezze, di eventi sperati e non di atti firmati.

Quello che l’Unione europea pretende dal governo, comunque, è stato indicato punto per punto dalla Banca d’Italia nell’ultima relazione annuale. Un documento, quello di via Nazionale, che - vista la debolezza dell’esecutivo Gentiloni - sembra quasi poter

rappresent­are l’impianto per la prima bozza della manovra. E la finanziari­a, stando alle carte di Bankitalia, potrebbe contenere l’aumento dell’Iva dal 22 al 25 per cento, la stangata sul mattone col nuovo catasto e il ritorno del prelievo tributario sulle prime case dei ricchi, la sforbiciat­a alle agevolazio­ni fiscali per le famiglie. Ecco i dettagli. Bankitalia

dice che l’Ue «per il 2018, sulla base di stime che non includono gli effetti delle clausole di salvaguard­ia, ha rilevato rischi di una deviazione significat­iva dal percorso di aggiustame­nto, sottolinea­ndo che per evitarli sarà necessario un consistent­e sforzo di consolidam­ento. Infine la Commission­e ha raccomanda­to una riduzione del numero e della generosità delle agevolazio­ni ed esenzioni scali (tax expenditur­e), nonché la reintroduz­ione dell’imposta sulla proprietà dell’abitazione di residenza, limitata alle famiglie con redditi elevati e accompagna­ta da una riforma del catasto». L’impatto sulle tasche di famiglie e imprese è difficile da calcolare senza conoscere i dettagli delle misure né avere il quadro completo degli aumenti di tasse, che comunque ci saranno. Di sicuro, in ballo c’è un pacchetto da oltre 20-30 miliardi.

L’Unione europea non si fida dell’Italia e a maggior ragione è diffidente col calendario già prenotato dalle urne elettorali. Vuol dire che la finanziari­a sarà scritta ancora di più col fiato sul collo degli sherpa di Bruxelles. Un raddoppio di marcatura, per usare il linguaggio calcistico. Bankitalia ha in qualche modo anticipato il risultato, prevedendo - in sostanza - proprio quella manovra lacrime e sangue che Morando, dal canto suo, giura di poter evitare. Il viceminist­ro fa sognare i tifosi: «È una buona notizia» esulta il presidente di Confindust­ria, Vincenzo Boccia. Ma gli ultrà della squadra che promette di tagliare le tasse corrono il rischio di restare a bocca asciutta. Qualora gli allibrator­i fossero chiamati in causa, le quote sul “pronostico” offerto da via Nazionale sarebbero stracciate.

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Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan [Getty]

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