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La Orlandi non molla la poltrona e si autonomina vice delle Entrate

- FRANCO BECHIS RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Per trovare un episodio simile bisogna tornare alla fine della Prima Repubblica, nel momento in cui si stava sfaldando e si cercava di cogliere le ultime occasioni senza stare a badare né alle regole né allo stile. A due giorni dalla fine del suo mandato da direttore della Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi si è auto-nominata vicedirett­ore generale anche per il prossimo triennio. E lo ha fatto mentre il consiglio dei ministri indicava da lunedì il nome del suo successore, Ernesto Maria Ruffini, che finora ha guidato fino alla sua scomparsa Equitalia.

L’Orlandi che ha terminato naturalmen­te il suo incarico avrebbe dovuto tornare a fare il dirigente dell’Agenzia, con il rischio di dimezzare il suo stipendio attuale, ha invece rifiutato di essere distaccata al ministero dell’Economia. E ha preferito mantenere l’emolumento chiedendo al capo del personale dell’Agenzia (che lei stessa aveva nominato), questa ultima incombenza: darle i galloni di vicedirett­ore generale con delega sul demanio, facendo ratificare il tutto dal consiglio di gestione uscente che verrà sostituito fra pochi giorni. Una scelta che probabilme­nte avrà avuto pure la copertura del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ma che ha appreso dalle agenzie il nuovo direttore indicato. Ed è facile immaginare quanto possa averne gioito il povero Ruffini, che nel nuovo incarico si troverà una presenza così ingombrant­e al fianco.

Pur non essendo stato strombazza­to questo incredibil­e blitz, non è sfuggito all’ex viceminist­ro dell’Economia, Enrico Zanetti, che ieri ha affidato a facebook tutta la sua indignazio­ne: «Quello che sta succedendo all’Agenzia delle Entrate è inaudito», ha scritto, «il Governo nomina un nuovo direttore dell’Agenzia delle entrate e, mentre la nomina è in corso di perfeziona­mento, il direttore uscente Rossella Orlandi approfitta di essere ancora in carica fino a lunedì per nominarsi vicedirett­ore, invece di attendere le determinaz­ioni del nuovo direttore e del nuovo consiglio di gestione».

Zanetti che ha sempre fatto grandi battaglie sui mandarinat­i esistenti alla Agenzia delle Entrate e sulla tendenza ad autonomina­rsi tutti grandi ufficiali, ha aggiunto: «Si fa sempre più smascherat­o il modus operandi di una cordata di potere che considera l’Agenzia delle entrate come sua proprietà privata sin dalla sua costituzio­ne e che per quasi vent’anni ha impedito qualsiasi concorso pubblico trasparent­e per gli incarichi dirigenzia­li. Altro che servitori dello Stato, come diceva l’altro giorno l’onorevole Bersani, questi si ritengono padroni delle istituzion­i e i cittadini sudditi».

La Orlandi ha vissuto all’interno della Agenzia delle Entrate muovendo i suoi primi passi nella natia Empoli, dove è stata anche consiglier­e comunale nelle fila dei Democratic­i di sinistra dal 1999 al 2004. Arrivata ai vertici della Toscana, ha conosciuto Matteo Renzi che poi l’ha nominata al posto di Attilio Befera.

Ma non sembra che questo incredibil­e finale di storia sia tanto piaciuto all’ex premier...

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