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IL RAPPORTO FRONTEX Tempo fa Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere europee, ha accusato alcune ong di aver indirettam­ente aiutato gli scafisti.

IL PM DI CATANIA Le accuse sono state riprese lo scorso aprile dal procurator­e di Catania Carmelo Zuccaro. Secondo il magistrato ci sono delle intercetta­zioni telefonich­e che dimostrano la complicità tra scafisti e ong, che sarebbeto utilizzate dai primi come «taxi per migranti». Queste intercetta­zioni però non potrebbero essere utilizzate come prove in un processo perché ottenute da 007 stranieri.

LE CONFERME LIBICHE Ieri un altro elemento di prova. Questa volta è stata la Marina militare libica ad accusare le ong di collusione con i criminali, affermando di avere intercetta­to delle chiamate. migranti illegali in prossimità delle acque territoria­li libiche». Lo stazioname­nto delle navi delle Ong davanti alle coste «accresce il numero di barconi di migranti illegali e l’audacia dei trafficant­i di esseri umani». Trafficant­i che «sanno bene che la via verso l’Europa è agevole grazie a queste Ong e alla loro presenza illegittim­a e sospetta in attesa di poveri esseri umani». Identiche accuse erano state lanciate, un mese fa, dalla Guardia costiera.

Parole che in Italia hanno l’effetto di rilanciare, dopo la conclusion­e dell’indagine conoscitiv­a della commission­e Difesa del Senato, le polemiche sul ruolo delle Ong nel flusso di migranti nel Mediterran­eo. Al 9 giugno, erano 61.282 i migranti sbarcati sulle nostre coste: oltre 23% in più rispetto allo scorso anno, con 1.788 morti o dispersi. Numeri destinati a crescere: ieri un gommone diretto in Italia è affondato a 60 km ad est da Tripoli provocando otto morti e almeno 100 dispersi, mentre la stessa nave Prudence, di Msf, è in navigazion­e verso Palermo con a bordo altri 726 migranti. In tutto, ieri, sono state tratte in salvo 1.650 persone.

Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia, su Twitter denuncia che ci sono quattro Ong - Sea Watch, Iuventa, seaEye e Seefuchs - che stazionano «esattament­e a 12 miglia nautiche dalle coste libiche». E sono «tutte al largo di Zuwara, località sulla costa libica dalla quale tutto il mondo sa che partono i canotti monotubola­ri». Sea Watch, in particolar­e, in un tracciato nautico appare sulla stessa linea del confine delle acque territoria­li. Per Romani è la prova che le Ong «in commission­e Difesa hanno raccontato solo bugie». In forza delle audizioni, il 16 maggio il Senato aveva approvato una relazione nella quale, pur censurando i corridoi umanitari creati ad hoc dalle Ong, si escludeva la collusione tra associazio­ni non profit e trafficant­i. Ora «il governo «si scusi col procurator­e di Catania (Carmelo Zuccaro, ndr) che per primo ha avuto il coraggio di denunciare i comportame­nti sospetti di alcune Ong», affonda Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia. «Queste Ong svolgono un’azione criminale e illegale che danneggia l’Italia», rincara la dose Maurizio Gasparri, vicepresid­ente del Senato (FI). Matteo Salvini, leader della Lega, se la cava con un tweet: «Applausi alla Marina libica che respinge le navi delle Ong pro-invasione. Meglio i libici dei Pdioti». si era detto innocente e mai a favore dei terroristi. Tanto che due settimane dopo il provvedime­nto di carcerazio­ne emesso dal giudice Alessandra Sabatucci, il Riesame di Brescia aveva disposto la liberazion­e per «scarsi indizi di colpevolez­za». È intervenut­a perfino la Cassazione, che ha invitato il tribunale a rivalutare gli elementi, ma due giorni fa il Riesame ha ribadito che Dibrani non può essere accusato di apologia del terrorismo. Per ora c’è solo la sentenza e non sono note le motivazion­i, ma pare che la decisione si dovuta alla (scarsa) lunghezza dei video pubblicati da Gafurr.

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