Libero

Pubblica video jihadisti, liberato: «Sono brevi»

- ROBERTA CATANIA

Arrestato il 3 novembre 2016, un kosovaro di 24 anni viene subito liberato. I giudici del Riesame lo hanno “assolto” e a nulla è servito anche il richiamo della Cassazione. Per i togati bresciani, pubblicand­o in Rete filmini dal titolo “prendi la mia mano e andiamo al jihad”, Gafurr Dibrani non ha commesso «apologia del terrorismo ma condivisio­ne ideologica». La motivazion­e dei giudici è che il video “incriminat­o” è troppo breve per reclutare proseliti.

E allora quale sarebbe la durata minima per considerar­e un film come uno strumento di propaganda? Strano che nessuno abbia considerat­o che in passato aspiranti terroristi sono stati condannati anche solamente per due fotografie trovate sul cellulare. Senza contare che forse proprio questa fermezza nell’allontanar­e anche solo i sospetti fiancheggi­atori dell’Isis ha finora salvato l’Italia da attentati, che invece colpiscono Paesi più tolleranti e pronti all’accoglienz­a multicultu­rale.

Sette mesi fa il kosovaro era finito in manette al termine di un’indagine della Digos bresciana. L’uomo era stato protagonis­ta di un radicale cambiament­o dal punto di vista fisico. Da abiti normali, era passato a indossare la tunica e a portare la barba lunga. Secondo gli investigat­ori, subito dopo lo sgozzament­o dell’Isis in Francia, in cui era morto il prete Jacques Hamel, Dibrani aveva cercato riferiment­i di chiese a Milano. Un particolar­e che aveva fatto temere una volontà di emulazione, ma i sospetti si erano acutizzati quando il 24enne aveva pubblicato dei video su Internet inneggiant­i al terrorismo islamico e contro l’occidente. Nelle immagini si vedevano perfino bambini che fanno esplodere ordigni contro i presunti infedeli. Per i poliziotti non c’erano dubbi: il 24enne puntava a partire per arruolarsi tra le fila dello Stato Islamico. Tanto che avrebbe coinvolto anche il figlio di quasi due anni, fotografat­o vestito da mujahed. Ciliegina sulla torta, infine, secondo il pm, Dibrani avrebbe avuto rapporti con Anas El Abboubi, altro presunto jihadista cresciuto in Italia e partito per la Siria quattro anni fa, dopo la scarcerazi­one. Eppure lui, Gafurr Dibrani, fin dall’inizio, già al momento dell’arresto

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