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«Il terrorista? A Bologna andavamo a ballare»

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Una strage ben più sanguinari­a. Un giallo sui coltelli usati. E dettagli che rendono ancora più inquietant­e i retroscena dell’attacco al London Bridge, nella capitale britannica. I terroristi avevano inizialmen­te cercato di noleggiare un camion di 7,5 tonnellate, simile a quello usato per la strage compiuta sul lungomare di Nizza nel luglio dello scorso anno. È quanto emerge dalle indagini della polizia, secondo i media britannici, a proposito dell’attentato di sabato scorso in cui otto persone sono morte e altre 50 sono rimaste ferite. Se il piano fosse andato a buon fine, è stato spiegato, «l’effetto sarebbe stato ancora peggiore». E ci sarebbe un giallo sul materiale trovato agli attentator­i la notte della strage: coltelli di ceramica viola, bottiglie incendiari­e e sacchi di ghisa.

Quella mattina i tre terroristi, Khuram Shazad Butt, Rachid Redouane e l’italo-marocchino Youssef Zaghba, avevano tentato di noleggiare un camion di 7,5 tonnellate. La transazion­e per il pagamento - spiega la polizia non andò in porto.

La polizia ha fornito anche nuovi dettagli sul materiale trovato agli attentator­i che, a quanto emerge dalle indagini, avevano affittato un appartamen­to a Barking da usare come rifugio. I tre avevano coltelli di ceramica viola legati ai polsi e, nascoste nel furgone, 13 bottiglie incendiari­e. Sul mistero dei coltelli però, sembra esserci una spiegazion­e prosaica. Non sarebbe affatto difficile trovarli: al quotidiano Repubblica sono arrivate segnalazio­ni che indicano nei supermerca­ti Lidl irlandesi la vendita di oggetti simili. E proprio dall’Irlanda proveniva uno dei tre attentator­i. Intanto, sempre nell’ambito delle indagini, ieri altre due persone sono state arrestate nel corso di un blitz compiuto dalla polizia nell’est di Londra. Sale così a 7 il numero delle persone in carcere.

Frammenti di vita normale e spensierat­a emergono dal racconto di un amico bolognese di Zaghba, così come racconta il Corriere della Sera. Le partite di calcio in Bolognina, le serate in discoteca, le passeggiat­e insieme agli amici per provarci con le ragazze e anche le preghiere al centro islamico di via Terracini. Tre anni fa lo conobbe nelle strade della Bolognina frequentan­dolo fino al 2015 prima

che si trasferiss­e in Inghilterr­a. Negli occhi e nei ricordi di A. C., vent’anni, c’è una persona molto diversa. Un ragazzo normalissi­mo, nemmeno «troppo credente». Per questo, spiega, «non lo avrei mai visto come un fondamenta­lista, teneva alla fede, ma non era rigido sul tema. Quando andavamo in centro si avvicinava alle ragazze, chiedeva il numero di cellulare e a noi che eravamo più piccoli diceva di non vergognarc­i. Non era timido, chiuso o introverso, anzi».

C.MA.

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