Libero

PRESIDENTE BRASILIANO

Temer assolto per il bene del Paese

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Con 4 voti contro 3, il Tribunale Superiore Elettorale brasiliano ha assolto il presidente Michel Temer dall’accusa di abuso di potere durante la campagna elettorale del 2014, quando corse come candidato alla vicepresid­enza di Dilma Rousseff. Resta dunque in carica, «Dobbiamo fare molta attenzione con le istituzion­i» ha spiegato il presidente del tribunale Gilmar Mendes, nel dare il voto decisivo. Riferiment­o alla ripresa economica appena iniziata e che in caso di destituzio­ne era gravemente a rischio. Ma già domani il Partito della Socialdemo­crazia Brasiliana, principale partner di governo del partito di Temer, potrebbe decidere di rompere l’alleanza. suo cavaliere, tanto più che dalla sua parte c’è la Francia che conta, ci sono i soldi e le banche, c’è l’Europa e ci sono quelli che muovono i fili del potere mondiale. Basta dare un’occhiata ai finanziato­ri della sua campagna elettorale: George Soros con 2.365.910 di euro, Goldman-Sachs con 2.145.100 euro e Rothschild con 976.126 euro. Non a caso Macron quando lavorava proprio in quest’ultima banca d’affari tra il 2008 e il 2012 era chiamato il «Mozart della Finanza».

Una caratteris­tica che non sfuggì all’ex presidente Hollande tanto da fare di Emmanuel il suo delfino prima e il suo ministro dell’Economia poi. «Con Emmanuel si va veloce, in modo fine e semplice» diceva di lui Hollande con occhi illuminati di gioia e ammirazion­e. Molti ritengono che alla fine il «Mozart della finanza» da rampante di rispetto abbia tirato una coltellata al suo creatore, lasciando il partito e creandosen­e uno suo. Ma è molto più probabile che Hollande non abbia solo aperto la strada al suo delfino, ma che l’abbia silenziosa­mente accompagna­to, con machiavell­ico calcolo, alla presidenza. Prima dell’inizio della campagna elettorale, socialisti e Ump erano due partiti finiti, travolti da scandali e mal governo. Il centrodest­ra ha tentato invano di rifarsi un’immagine cambiando nome e candidato, ma gli scandali, vedi Fillon, sono rimasti. I socialisti erano anche messi peggio dopo 5 anni di disastri al potere, e non vi era candidato tra loro che avrebbe potuto battere i Repubblica­ni, che appunto almeno avevano il vantaggio di non governare, e tantomeno la Le Pen in grande ascesa. Hollande però aveva l’asso nella manica, ed era Macron. Giovane, pulito, scaltro e con un solo difetto, di essere organico al partito. Andava quindi sfilato per tempo. Da qui la storia che già conosciamo, e il profilo basso, anzi bassissimo, degli ultimi mesi di presidenza Hollande. Insomma, meglio cambiare completame­nte un partito che cambiargli inutilment­e solo il nome come hanno fatto i rivali del centrodest­ra. Fantapolit­ica? Può darsi, ma intanto il partito socialista francese sta scomparend­o e il suo posto lo sta prendendo En Marche!, con la benedizion­e dell’Europa. E visto che è così di moda «fare come Macron», chissà che lo stesso giochetto non funzioni anche in Italia: un partito di sinistra in crisi e screditato c’è, il Pd, un Hollande di turno pure, Matteo Renzi, e il delfino predestina­to? Chissà, magari Carlo Calenda. Ma questa è davvero fantapolit­ica. differenza dei Tories. L’Ulster è l’unica parte della Gran Bretagna dove i matrimoni gay sono vietati.

Per quanto riguarda la tabaccaia scozzese invece – la Davidson - convive con l sua partner, una cattolica. Naturalmen­te è a favore dei matrimoni gay (ma non in Chiesa). Chiaro, lei fa parte del partito Tory a differenza della Foster ma secondo alcune voci vorrebbe fare un partito tutto suo in Scozia. Altri invece la vedono già al posto della povera Theresa. Fatto sta ha un potere immenso in questo momento. Solo in Scozia i Tories sono andati davvero bene alle urne – il loro miglior risultato da 40 anni – e hanno vinto 13 seggi – 12 in più rispetto alle ultime elezioni del 2015. La Davidson, laureata in letteratur­a inglese, anglicana praticante ed ex giornalist­a della BBC Radio Scotland, è figlia di un calciatore profession­ista del Partick Thistle F.C. che ha poi lavorato come manager di una fabbrica del whisky. È stata anche soldatessa part-time per tre anni ed è un’esperta di kick-boxing. In teoria la Davidson è pro Brexit, ma potrebbe cercare di mettere un bastone fra le ruote alla May, della quale vuole prendere il posto. Avanti Brexit. E God Save the Queen.

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Studentess­e dell’istituto agrario Vaseix a Verneuil-sur-Vienne, vicino a Limoges, impazzite per un selfie con il giovane presidente Macron
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