Libero

La May appesa alla lesbica e alla cicciottel­la

Il destino della Gran Bretagna in mano a Ruth Davidson (leader Tory in Scozia) e Arlene Foster (capo del Dup)

- NICHOLAS FARRELL

Strana la vita. Due donne cicciottel­le tengono in mano il destino del Premier britannico Theresa May e della Gran Bretagna. Si tratta di Arlene Foster irlandese (del Nord), avvocatess­a e figlia di un poliziotto, e Ruth Davidson, scozzese, lesbica e appassiona­ta di kick-boxing. Personalme­nte, non mi piacerebbe trovarmi da solo a notte profonda con nessuna di queste due signore formidabil­i in tutti i sensi. Mi ricordano La Tabaccaia del capolavoro di Federico Fellini «Amarcord». Pazienza. Possiamo solo sperare che dedichino la loro impression­ante forza fisica e politica alla giusta causa.

Alla May - costretta ieri dal partito a licenziare i due consiglier­i più fidati e influenti, Nick Timohty e Fiona Hill (sostituiti da Gavin Barwell) - con 318 seggi per governare servono i 10 vinti del Democratic Unionist Party della Foster ma anche i 13 seggi ottenuti dai Conservato­ri in Scozia sotto il comando della Davidson che sì è una Tory ma non va d’accordo con la May.

Ricordate: Corbyn non ha vinto, il partito Conservato­re ha conquistat­o 13,65 milioni di voti – più del partito Labour di Tony Blair quando divenne Premier per la prima volta nel 1997 con una maggioranz­a schiaccian­te. I Tories hanno aumentato il loro share di voto dal 5% rispetto al 2016 quando David Cameron divenne Premier. E Angela Merkel – per fare un esempio – è stata eletta Cancellier­e con il 41,5% dei voti. Però, per colpa di Tony Blair che ha fatto una legge per cambiare i confini di ogni circoscriz­ione elettorale a favore della sinistra, quei voti non si sono tradotti in seggi vinti. La May però ha ancora una speranza: la coalizione con la Foster, 46 anni, madre di tre figli, laureata in giurisprud­enza. Il suo partito, il Dup, è pro Brexit ma vuole un accordo per tenere aperto il confine con l’Irlanda del sud (che è nella Ue). La Foster vorrà in cambio A sinistra, Ruth Davidson. A destra, Arlene Foster [LaPresse]

per il suo sostegno un accordo con Bruxelles che lasci aperto il confine. Una vera patata bollente.

La Foster ha conosciuto da vicino la guerra civile: da bambina – aveva otto anni - vide i terroristi dell’Ira sparare a suo padre, poliziotto, che sopravviss­e

per miracolo. Poi da ragazza nel 1988 sempre l’Ira fece esplodere lo scuolabus su cui viaggiava. Le sue compagne rimasero ferite, lei restò illesa. Credente – protestant­e ovviamente – lei e il suo partito sono contro i matrimoni gay e l’aborto, a

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