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Appalti opachi e favoritism­i Cuccureddu finisce in fuorigioco

Obbligo di dimora per il noto difensore della Juventus anni ’70, coinvolto nell’indagine sulla concession­e per un campo sportivo che ha decapitato la giunta di Alghero

- ALESSANDRO GONZATO FRA SERIE A E NAZIONALE RIPRODUZIO­NE RISERVATA RIPRODUZIO­NE RISERVATA

■■■Dodici stagioni alla Juventus, sei scudetti, una coppa Uefa, una coppa Italia, e sedici presenze in nazionale. Il suo gol più importante con la maglia bianconera lo mise a segno il 20 maggio 1973 contro la Roma, all’Olimpico, all’87esimo: botta di destro da fuori aerea, Ginulfi battuto, 2 a 1 per gli ospiti e quindicesi­mo scudetto cucito sul petto della “vecchia signora”. In quell’istante Enrico Ameri, storica voce di “Tutto il calcio minuto per minuto”, stava raccontand­o su Radio Rai la clamorosa sconfitta per 5 a 3 del Milan a Verona, da quel pomeriggio “la fatal Verona”. Sandro Ciotti lo interruppe per segnalare la rete di Antonello Cuccureddu. Cuccureddu: in sardo significa “cocuzzolo”.

E in vetta al calcio italiano, il “Cuccu”, nato ad Alghero nel 1949, è rimasto per tutti gli anni ’70. Difensore, centrocamp­ista, mezzala: un tempo i giocatori tuttofare venivano chiamati “jolly”. Grazie alla sua corsa e al suo eclettismo Cuccureddu, all’epoca capelli ricci e neri e collana sempre in vista, è entrato nel cuore dei tifosi juventini. Non aveva il talento di Bettega né l’estro di Altafini, tantomeno l’eleganza di Scirea, ma col sudore e l’intelligen­za tattica riuscì comunque a conquistar­e l’esigente pubblico di Torino. Nella sua Sardegna però Cuccureddu non è mai stato molto amato, forse per il fatto di non aver mai militato in una squadra isolana, se non per una stagione a inizio carriera, nella Torres, in serie C1. Di più: il suo primo gol in bianconero lo segnò a Cagliari mentre il pubblico rossoblù in tribuna sfotteva una Juve mal messa in classifica gridando “serie B! serie B!”.

Oggi, ad Alghero, Cuccureddu probabilme­nte è amato ancora meno, dato che il gip di Sassari, su richiesta della procura locale, ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di dimora. Antonello Cuccureddu, 67 anni, ha giocato nella Juventus dal 1969 al 1981, vincendo sei scudetti e una coppa Uefa. Ha militato anche nella Fiorentina. Conta 13 presenze in Nazionale (Mondiali del 1978 compresi) Agli arresti domiciliar­i sono finiti invece il vicesindac­o e assessore all’Urbanistic­a e allo Sport di Alghero Antonello Usai e due dirigenti del Comune, Gianslavo Mulas e Giovanni Chiesa, sospettati di aver pilotato una gara pubblica per l’assegnazio­ne della gestione per sei anni dell’impianto sportivo di Maria Pia, a pochi metri dal mare. Secondo gli inquirenti la gara sarebbe stata pilotata a favore dell’associazio­ne polisporti­va “Apd 1969” di Cuccureddu su pressione del vicesindac­o. I reati contestati dalla procura sono turbativa d’asta e falso ideologico e materiale. Stando all’indagine, i due dirigenti comunali avrebbero agevolato l’assegnazio­ne dell’impianto all’associazio­ne presieduta da Cuccureddu aumentando i punteggi in graduatori­a, falsifican­do i verbali della gara, e omettendo di indicare le operazioni realmente avvenute, senza rispettare i principi di trasparenz­a e di imparziali­tà. Nell’inchiesta è coinvolto anche il nipote dell’ex campione, Efisio Balbina. Certo, non si tratta della nuova Tangentopo­li, si capisce, e le contestazi­oni andranno provate nelle aule di tribunale, ma l’inchiesta c’è, e le accuse sono comunque serie e odiose, soprattutt­o perché riguardano la pubblica amministra­zione. Insomma: il “Cuccu” è finito nei guai e questa volta non potrà cavarsela con uno scatto, con una bordata da venticinqu­e metri o mettendola in out.

Di malapoliti­ca scriviamo ogni giorno. Inchieste come queste, purtroppo, fanno parte dell’ordinario. Nei Comuni italiani, da Nord a Sud, ne succedono di tutti i colori. Ora però la cattiva amministra­zione - se tale verrà giudicata al termine del processo - rischia di rovinare una delle figurine più romantiche del nostro calcio, quella di Cuccureddu, il cui cognome sembra uno scioglilin­gua. «Essere stati juventini - ha detto il “Cuccu” in un’intervista, - è come aver fatto il bersaglier­e. Per tutta la vita resti tale. Perché una società come la Juventus non esiste, non ha riscontri come età, come ambiente, come tutto. Il suo stile, il rispetto reciproco, soprattutt­o l’impronta della famiglia Agnelli». Ecco: speriamo che sulla figurina del “Cuccu” non rimanga anche l’impronta della malapoliti­ca. sulla morte delle bambine ha dichiarato: «Questo è di gran lunga il caso più terribile di minacce infantili che ho visto in 37 anni di servizio».

All’orrore si aggiunge altro orrore, perché stando a quanto hanno riferito le persone che erano con lei, la donna se n’è infischiat­a del fatto che alcuni amici le avessero detto di aver visto le piccole in auto che piangevano. Un’amica della donna ha raccontato che non era la prima volta che le piccole subivano questi trattament­i e ha giustifica­to il suo silenzio dicendo che non voleva che ad Amanda i servizi sociali togliesser­o le figlie.

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